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Un tempio ipogeo lungo la Via Amerina.

Sin dalla preistoria le grotte sono state intensamente frequentate dall’uomo con svariate finalità che vanno dal trovarvi un comodo rifugio a cercarvi una via privilegiata per un contatto con le divinità ctonie. La nostra cultura ha in proposito una casistica vastissima: dagli oracoli greci, all’antro nel quale nasce Mitra, alle grotte delle sibille, alle innumerevoli sorgenti sacre dimora di entità superiori. Questa premessa per dire che non dovrebbe stupire il trovare una grotta destinata a culto; imbattersi però in una cavità con chiari segni di un culto indù ci ha procurato sorpresa e un leggero senso di straniamento.

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La località (Ponte di Valle Romana) ha una sua umile grazia: seguendo un sentiero lungo uno dei tanti fossi della campagna laziale (Fosso del Fontanile) si giunge ad un piccolo specchio d’acqua – chiamarlo laghetto risulterebbe fuorviante – prodotto da una svolta nel letto del ruscello; il luogo è abbellito da una cascata di 4-5 metri, che scende da rocce tufacee. Qui il sentiero, alto qualche metro sopra l’acqua, è protetto da un corrimano di corda; si può scendere fino all’acqua grazie ad alcuni scalini scavati nella roccia.

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La grotta è ampia e ben rifinita (circa 18 metri di lunghezza per 4 di larghezza); verso il fondo, in mezzo alla sala, trova posto un altare ornato da due candelabri di legno intagliato. Al centro dell’altare un quadro con figure femminili e maschili: difficile per noi definirne il ruolo.

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Tutt’intorno sulle pareti, lumi ad olio ricavati da comuni vasetti di vetro. All’entrata, in una nicchia sulla destra le immagini di due personaggi, evidentemente figure di riferimento o comunque di importanza per la comunità che ha allestito l’insieme. Il corrimano, gli scalini, la pulizia della grotta testimoniano la cura e la frequentazione dei fedeli.

Rilievo topografico copyright Archivio Egeria Centro Ricerche Sotterranee. Riproduzione ed uso vietati.

Accanto alla grotta-santuario se ne apre una seconda di dimensioni minori, quasi del tutto crollata e priva di segni di utilizzo recente. Entrambe sono state censite nel catasto cavità artificiali del Lazio (data base speleologico) con la sigla CA560LaVT.

Non siamo certi della associazione religiosa di riferimento, ma molto probabilmente si tratta della vicina comunità Hare Krishna Gauramandala che probabilmente utilizza la grotta come luogo di meditazione e svago durante il periodo caldo. In tutti i modi l’insieme merita il rispetto dovuto ad ogni attività di devozione e la possibilità di poter funzionare senza ingerenze malevole: Namaste!

Di Vittoria Caloi ©Egeria Centro Ricerche Sotterranee. Riproduzione di immagini e testi vietata in assenza di autorizzazione espressamente richiesta ed espressamente concessa.

 

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