RSS

Archivi tag: Opera Ipogea

Su Opera Ipogea 1/2015 Acquedotto Traiano: la scoperta del dimenticato ramo di Santa Fiora

Copertina della rivista Opera Ipogea 1/2015. Un particolare dell’acquedotto Traiano, ramo di Santa Fiora, foto Carlo Germani archivio EGERIA CRS

Abstract dell’articolo

L’acquedotto Traiano, realizzato per volere dell’imperatore Traiano nel 109 d.C., è il decimo degli undici ac­quedotti di Roma antica. Raccoglieva le acque di molte sorgenti attorno al lago di Bracciano, sui monti Sa­batini, e raggiungeva Roma con un percorso in gran parte sotterraneo. Uno dei caput aquae dell’acquedotto era situato a SE di Oriolo Romano, in una zona nota oggi come Santa Fiora. Da qui un condotto scendeva verso il lago per ricongiungersi con il collettore circumlacuale. Il ramo proveniente da Santa Fiora fu taglia­to in un’epoca imprecisata tra il VI e il IX secolo e mai più ripristinato, tanto da essere del tutto dimenticato. Gli speleologi del CRS Egeria e di Roma Sotterranea, effettuando una accurata indagine sul territorio, lo hanno riscoperto ed esplorato e ne hanno ricostruito dettagliatamente il percorso. Vengono illustrate le ca­ratteristiche costruttive del condotto e dei pozzi. Viene infine discusso il modo con cui le acque superavano il notevole dislivello esistente tra le sorgenti e il lago.

Parole chiave: Cavità artificiali, antichi acquedotti sotterranei, acquedotti romani, Roma, Traiano, Aqua Traiana.

 

 

Tag: , , , , , , , , , ,

Opera Ipogea: la sapienza del mondo antico e la cultura degli antichi saperi

A volte mi domando quali vie avrebbe preso la mole degli studi compiuti nei sotterranei di mezzo mondo se non fosse esistita la rivista Opera Ipogea. Nata nel 1995, per volontà della Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana, esce con un primo numero monografico intitolato “Le città sotterranee della Cappadocia” e dal 1999 diventa un periodico acquistabile in abbonamento (www.operaipogea.it)

In 14 anni, dal gennaio 1999 al dicembre 2012, ha pubblicato 228 articoli di 250 diversi autori italiani e stranieri, suddivisi in 20 miscellanee, 6 monografie, 2 atti di convegni nazionali, un numero speciale che sintetizza la storia, gli obiettivi e i progetti della Commissione e un supplemento dedicato all’antico acquedotto delle Cannucceta (Praeneste).

Speleologia urbana, speleologia in cavità artificiali, archeologia del sottosuolo, speleologia per l’archeologia, studio delle opere antropiche ipogee di interesse storico. Modi diversi per descrivere quello che in realtà è stato un unico, lunghissimo, percorso sotterraneo che partendo dal sottosuolo del nostro Paese ha raggiunto la Turchia, la Tunisia, la Giordania, la Libia, Israele, Malta e la Cina.

Opera Ipogea pubblica i risultati delle più importanti campagne di studio condotte nelle cavità artificiali italiane ed estere, atti di convegni nazionali, tavole rotonde, workshop internazionali e censimenti tematici delle strutture ipogee artificiali, configurandosi oggi come il più importante periodico del settore al mondo e annoverando nel comitato scientifico i maggiori esperti internazionali. Anche per questo da qualche anno è stata aggiunta al titolo originale l’estensione Journal of Speleology in Artificial Cavities (vai al sito di Opera Ipogea).

Su Opera Ipogea hanno pubblicato il Prof. Amos Kloner (archeologo e professore emerito presso il Department of the Land of Israel Studies della Bar Ilan University di Ramat Gan, Israele, dove insegna archeologia ellenistica, romana e bizantina), il Prof. Vittorio Castellani († 2006, membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei e professore ordinario di astrofisica all’Università di Pisa), Fabrizio Ardito (giornalista e fotografo, autore di numerosi articoli, reportage, speciali tv e volumi dedicati al turismo, all’escursionismo, alla speleologia e ai monumenti sotterranei delle città d’Italia), il Prof. Carlo Ebanista (professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione dell’Università del Molise, membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e Ispettore per le Catacombe della Campania), il Generale Guido Amoretti († 2008, appassionato archeologo e studioso di storia patria, ideatore del Museo Pietro Micca di Torino), Giorgio Filippi (archeologo, conservatore della raccolta epigrafica dei Musei Vaticani, ha condotto le ricerche documentali e guidato gli scavi nella Basilica romana di San Paolo fuori le mura), il Prof. Paolo Forti (membro della National Speleological Society, della Società Speleologica Italiana, dal 1997 Presidente Onorario dell’ Unione Internazionale di Speleologia), il Prof. Giovanni Badino (fisico, docente presso l’Università di Torino, dal 1970 svolge attività speleologica esplorativa e scientifica in Italia e al’estero partecipando a numerose spedizioni extraeuropee, soprattutto con l’associazione La Venta di cui è presidente, fra i maggiori esperti al mondo di speleologia glaciale), Carlos Solito (scrittore e fotografo, autore di reportage e servizi foto-giornalistici in tutto il mondo predilige le tematiche antropiche, paesaggistiche e di life style). E molti altri.

L’importanza della rivista, o speleological magazine come viene altrimenti definita grazie all’interesse che va acquisendo anche in campo internazionale, è indubbiamente legata alla capacità di mettere a disposizione di studiosi e ricercatori un archivio documentale di straordinaria importanza: informazioni sui sotterranei realizzati dall’uomo nel corso dei millenni che, in assenza di un canale dedicato come questo, non risulterebbero reperibili. O per lo meno lo sarebbero in modo estremamente frammentario e disorganico.

Si tratta di contributi speleologici e multidisciplinari, tecnici e scientifici. Frutto delle indagini sul territorio (esplorazioni condotte con tecniche di progressione speleologica), cartografiche, bibliografiche e di archivio, a seguito delle quali sono stati acquisiti i dati topografici di ogni ipogeo, specificandone la correlazione con il soprasuolo, effettuando l’analisi degli aspetti strutturali, storico-archeologici, architettonici, climatici, geologici, biologici. Spesso corredati da indicazioni preliminari sull’adozione di opportune misure conservative e di valorizzazione.

Uno straordinario data-base descrittivo, documentale e fotografico dal quale emergono le storie di centinaia di luoghi: non solo quelli più noti al vasto pubblico, come la Roma sotterranea, gli acquedotti di Bologna, le magie e i misteri della Torino underground, la Kleine Berlin di Trieste e gli acquedotti dell’antica Cagliari – Carales, ma anche (direi soprattutto) quelli di tanti comuni più piccoli che potrebbero certamente individuare, nelle pieghe degli studi pubblicati, nuove e fondamentali opportunità di promozione storica e turistica del proprio territorio. Perché attraverso le pagine di questa rivista è stata svelata la sapienza del mondo antico e la cultura degli antichi saperi. Storia, cultura, civiltà, ambiente sottotitolavamo, non a caso, fino a qualche tempo fa.

Non esiste problema per il quale l’uomo non abbia cercato, nel corso dei millenni, delle soluzioni. Trovandole molto spesso nell’uso del sottosuolo, che ha infatti variamente scavato e antropizzato.

La rivista, come la storia che racconta, ha avuto diverse fasi. Quella iniziale, che definirei “sperimentale”, nella quale si è dovuto immaginare e poi comporre un prodotto assolutamente nuovo e di difficilissima collocazione nel panorama editoriale. Ciò è stato possibile grazie alla sinergia con la Casa Editrice Erga di Genova, con la quale Opera Ipogea è stata stampata dal 1999 al 2004.

Dal 2005 la rivista si è affrancata dalla copertura editoriale esterna diventando prodotto esclusivo della Società Speleologica Italiana, già proprietaria della testata, e cambiando formato. Nel 2007 il cambio di coordinamento della redazione e l’ampliamento nella composizione del comitato scientifico a personalità del mondo accademico nazionale ed internazionale hanno regalano alla rivista un ulteriore salto di qualità tanto che, pur non avendo ottenuto ancora l’Impact Factor, si caratterizza per la coerenza e l’assoluta attendibilità degli studi pubblicati.

Nel 2013 la testata apre anche una vetrina sul web (www.operaipogea.it), per mettere a disposizione degli interessati gli articoli dei numeri esauriti (scaricabili gratuitamente), alcuni contenuti aggiuntivi e favorendo nel contempo l’acquisto in abbonamento.

Il target del periodico è molto vario: al pubblico speleologico si sono uniti, nel corso degli anni, lettori curiosi, attenti agli aspetti meno visibili, ma non per questo meno suggestivi, del patrimonio storico – archeologico ipogeo. Archeologi, in particolare medievisti, architetti, enti locali, soprintendenze. Oggi la rivista è non solo un preciso punto di riferimento editoriale ma anche un ponte imprescindibile fra l’archeologia e la “non solo speleologia”.

Ricordo che Vittorio Castellani, con il quale ho condiviso il piacere e il privilegio di contribuire (insieme ad altri colleghi) alla nascita di questa rivista, riteneva che Opera Ipogea sarebbe diventata, con l’andar del tempo, il “catasto illustrato” delle cavità artificiali. Aveva ragione.

Opera Ipogea  Journal of Speleology in Artificial Cavities – Memorie della Commissione Nazionale Cavità Artificiali – Rivista semestrale della Società Speleologica Italiana – Iscrizione al Tribunale di Bologna n. 7702 dell’11/10/2006 ISSN 1970-9692. Acquistabile solo in abbonamento.

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

La Grotta di San Nicola. Chiesa o Mitreo? The cave of San Nicola: Church or Mithreum?

Copyright Egeria CRS_CG_IMGP4475_12-24-2012

English version at the end of text.

Marco Simone è una frazione del comune di Guidonia Montecelio, in provincia di Roma, situata fra la provinciale Palombarese e la frazione di Setteville di Guidonia. Nel corso dei sopralluoghi per la stesura della Carta degli antichi emissari artificiali dei bacini endoreici (Opera Ipogea 1/2012, Società Speleologica Italiana, Bologna) avevamo indagato la zona alla ricerca dell’emissario del “Laghetto”, un condotto artificiale destinato a regimentare la portata del piccolo bacino endoreico di origine incerta (sinkhole o bacino transtensivo) noto in letteratura (Mari, 1983).

Purtroppo sui due avallamenti concentrici che formavano il lago, presente fino a un’ottantina di anni fa,  sorge oggi l’abitato di Marco Simone e l’emissario è stato obliterato dalla intensa antropizzazione degli ultimi anni. La zona sembrava dunque non poterci più offrire nessuno spunto esplorativo e invece alla vigilia di Natale ci ha regalato una autentica sorpresa.

Copyright Egeria CRS_CG_IMGP4410_12-26-2012

Nel corso del survey sugli eremi rupestri, che Tullio Dobosz ha da tempo intrapreso e che insieme perfezioniamo, abbiamo avuto occasione di ritrovare, nascosta nella fitta vegetazione, la chiesa rupestre di San Nicola, chiamata Grotta: un autentico gioiello citato dal Quilici nel 1993, che versa purtroppo oggi in uno stato deprecabile. Degli affreschi (medievali e forse addirittura precedenti) restano oggi solo le stelle rosse in campo bianco della volta e poche tracce di uno dei tre medaglioni con le rappresentazioni dell’Angelo, del pastore e dell’agnello. Ancora intuibile la bellissima croce.

Copyright Egeria CRS_SG_24.12.2012

Sul poggio di Marco Simone si trovano i resti del Casale di Marco Simone Vecchio sorto sul Castrum Santi Honesti citato nel 1124 cum lacu Massalauri, probabilmente il laghetto poi prosciugato che avevamo cercato in precedenza.

Copyright Egeria CRS_CG_IMGP4440_12-24-2012

San Nicola di Bari, noto anche come san Nicola di Myra, san Nicola Magno, san Niccolò e san Nicolò (Licia, 270 circa – Myra, 6 dicembre 343), è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da diversi altri culti. È noto anche al di fuori del mondo cristiano perché la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus (o Klaus), conosciuto in Italia come Babbo Natale. Abbiamo effettuato il rilievo topografico della chiesa e delle tre strutture ipogee limitrofe per censirle nel catasto delle cavità artificiali italiane, e documentato fotograficamente i luoghi.

Copyright Egeria CRS_CG_IMGP4433_2012_12-24

Riverificando attentamente l’impianto della Grotta di San Nicola sul rilievo topografico effettuato, e comparandolo con quello di altre strutture ben note, siamo giunti ad ipotizzare che la chiesa sia in realtà una sovrapposizione ad un preesistente Mitreo. La presenza dei podi laterali, gli affreschi a sfondo bianco sulla volta comune ad altre strutture mitraiche, le stelle rosse in linea con la rappresentazione del Sol Invictus, il pozzo di luce in corrispondenza dell’altare, il foro sul pavimento in corrispondenza di una probabile stele marmorea raffigurante la tauroctonia sono particolari caratterizzanti di ogni struttura mitraica che confermerebbero la nostra ipotesi. Anche l’analogia fotografica con il Mitreo di Ostia antica (da “Roma Mitraica”, foto Carlo Pavia, Carlo Lorenzini Editore, 1986) è davvero impressionante.

Mitreo San Clemente_Carlo Pavia_Roma Mitraica_Lorenzini Editore_1986

Da non archeologi, ma studiosi con vasta conoscenza di strutture ipogee artificiali, ci limitiamo a sottoporre al mondo accademico l’interpretazione che la nostra esperienza ci suggerisce. Nella speranza che un approfondimento di studi su questa bellissima struttura contribuisca a salvare e tutelare quel che resta. A questo contributo seguirà la pubblicazione su riviste dedicate, affinché il nostro appello per la conservazione del sito si unisca a quello di un abitante della zona che ha giustamente segnalato la Chiesa fra i “Luoghi del cuore” del FAI nel censimento 2012.

English version.

The hamlet Marco Simone is part of the municipality of Guidonia Montecelio (in the province of Rome) and is located between the provincial road Palombarese and the hamlet Setteville of Guidonia.  During the survey dedicated to the Chart of the ancient artificial outlets of enclosed basins (see Opera Ipogea 1/2012, Italian Speleological Society, Bologna), we investigated the zone looking for the outlet of the “Laghetto” (small lake), outlet that should have controlled the flow from the small enclosed basin of uncertain origin (sinkhole or “transtensive” basin), already known in the literature (Mari, 1983). Unfortunately, the two concentric hollows where the lake could be found until about 80 years ago are now occupied by the built-up area of Marco Simone, and the outlet has been wiped out by the intensive human presence of the latest years. Therefore we did not expect any interesting finding in this spot, while just before Christmas we had a real surprise.

During one of the outings dedicated to the survey of rocky hermitages, in which Tullio Dobosz is the most active and efficient, the rocky church – called Grotta (cave)- of San Nicola was visited. Quilici described the place in 1993, at the time a real wonder, now reduced in pitiful conditions and hidden by a thick vegetation. Of the frescoes (medieval and perhaps earlier) are visible at present only the red stars on a white background on the vault and a few traces of one of the three medallions portraying the Angel, a shepherd and a lamb. One can  guess the presence of a beautiful cross. On Marco Simone hill there are the remains of the Casale of Marco  Simone the Old, built on the “Castrum Santi Honesti” quoted in 1124 “cum lacum Massalauri”, likely the dried up small lake we had been looking for. 

 San Nicola from Bari, known also as san Nicola from Myra, san Nicola the Great, san Niccolò and san Nicolò (Lycia, around 270 – Myra, December 6 343), is revered as saint by the Catholic Church, the Orthodox Church and many others cults. He is well known also outside the Christian world, since his figure has given origin to the myth of Santa Claus (or Klaus), known in Italy as Babbo Natale. We have performed a topographic map of the church and of the three nearby   underground structures, in order to add them to the Italian national Cadastre of artificial cavities, and obtained a photographic documentation of the site.

A careful inspection of the framework of San Nicola Cave and of its topographic survey, and the comparison with other well known structures, have suggested us that the church may have been placed on top of a pre-existent mithreum. The presence of lateral podia, the frescoes on a white background on the vault found in some mithrea, the red stars consistent with the representation of the Invincible Sun, the light shaft over the altar, the hole in the floor where possibly was located a marble stele portraying the tauroctony: all these details are characteristic of mithraic structures. The similarity with the Mithreum in Ostia Antica (in “Roma Mitraica”, Carlo Pavia, ed C.   Lorenzini, 1986) is really impressive.

We are not archeologists, we have just some experience in underground artificial structures, and so we limit ourselves to submit our suggestion to the academic world. We also hope that further studies on this beautiful site can help to preserve what is left. This note will be followed by a publication on a dedicated journal, so that our plea for its preservation may join that of a resident of the area, who has indicated this Church among the “Luoghi del cuore” (Sites dear to our hearts), on occasion of the census 2012 by FAI (Fondo Ambiente Italiano).

Di Carla Galeazzi, Tullio Dobosz, Vittoria Caloi ©Egeria Centro Ricerche Sotterranee, 2012.

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Roma. Valle della Caffarella: le cave ed i sistemi idraulici.

La Valle della Caffarella è situata in posizione strategica fra la via Appia e la Via Latina: due fra le più importanti assi viarie dell’antichità. Il territorio si estende per poco più di 190 ettari ed è particolarmente ricco dal punto di vista storico archeologico. La valle, oggi parco, è situata alle porte di Roma e gode della fertilità dei terreni vulcanici, ricchi di sorgenti oligominerali. Si è mantenuta intatta proprio grazie alla possibilita’ di essere sfruttata per usi agricoli,   a partire da fondi famosi già in epoca romana, come il Triopio di Erode Attico, che ne hanno di fatto impedito lo sfruttamento edilizio. Nel 1536 la famiglia Caffarelli acquistò l’intera valle, riunì i fondi rendendoli un’unica azienda agricola e costruì, alcuni anni dopo, la Vaccareccia, il bel casale posto al centro della valle. Da allora in poi il nome della zona rimase indissolubilmente legato a quello dei Caffarelli, pur se successive alienazioni la videro trasferita ai Pallavicini ed ai Torlonia.

L’area dell’indagine speleologica è compresa tra le vie Appia Antica ed Appia Pignatelli, il Quo Vadis, via della Caffarella, via Latina e via dell’Almone (o via Militare). Lo studio, ha consentito di censire, rilevare e documentare i sotterranei artificiali di origine antropica ed interesse storico. Oltre ai già descritti cunicoli idraulici del Ninfeo di Egeria, ci siamo occupati di cave di estrazione trasformate in fungaie, e di cunicoli idraulici di irrigazione e alimentazione della portata dei torrenti a garanzia del funzionamento dei mulini ad acqua. Leggi tutto l’articolo

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , ,

Dimore celesti per santi e briganti

Gli eremi di S. Leonardo e S. Costanzo si aprono lungo scoscese pareti rocciose delle montagne della Duchessa (Gruppo Velino-Sirente): il primo a circa 1390 m di quota su una piccola cengia che aggetta su un’alta e suggestiva parete della Val di Fua, il secondo più in basso, sopra la Valle di Teve, su un esile ripiano roccioso a una ventina di metri dal confine regionale.

Per giungere ai due eremi si percorre la strada che parte dall’abitato di Cartore (frazione di Borgorose- AQ), posizionato alle pendici dei Monti della Duchessa, che deve con probabilità il suo toponimo al termine “Castoris” riferibile ad un santuario dedicato ai figli di Giove (Dioscuri o Castori) che sarebbe sorto in corrispondenza con il paese stesso.

Leggi tutto l’articolo pubblicato su Speleologia n. 50

 

Tag: , , , , ,

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: