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Le Grotte di Gino

Capita, a volte, che alcune strutture sotterranee ci incuriosiscano più di altre. Le ragioni non sono sempre le stesse. Può trattarsi di un ipogeo del quale non si capisce immediatamente la funzione, oppure cavità che consentono di riscoprire una storia ormai dimenticata, o strutture realizzate nell’antichità per rispondere a particolari esigenze insediative (ricerca di acqua, drenaggio di terreni paludosi ecc.) che ancora oggi suscitano stupore per le tecniche ingegneristiche utilizzate.

La Grotta di Gino a Moncalieri, ad esempio, è una di queste. Si tratta di una grotta artificiale, scavata da una sola persona con un lavoro di trenta anni per puro divertissement, senza nessuna apparente finalità utilitaristica.

L’abbiamo visitata qualche anno fa, insieme al proprietario e a Fabrizio Milla dell’associazione Mus Muris, a margine di un incontro speleologico che avevamo organizzato a Torino. Da allora ho costantemente sollecitato Fabrizio a scriverne, senza riuscire – fino ad oggi – a convincerlo. Io ho invece continuato, di tanto in tanto, a cercare notizie fino a che, qualche settimana fa, su un noto sito di compravendite fra privati sono riuscita ad acquistare un libercolo intitolato “Lorenzo Gino e la sua grotta” che contiene molte notizie sulla realizzazione dell’opera.

Ho quindi deciso di anticipare qui alcuni stralci del contributo a doppia firma che, con Fabrizio, ci siamo stavolta seriamente ripromessi di pubblicare.

Lorenzo Gino nacque nel 1830 e realizzò la sua grotta fra il 1855 ed il 1885. La difficoltà di esecuzione fu abbastanza elevata: spesso la punta dello scalpello si rompeva, talvolta nel corso dello scavo venivano intercettate sorgenti che riversavano acqua nelle gallerie e che il Gino opportunamente incanalava. Alcune fonti dicono che lo scavo fu intrapreso proprio come opera di risanamento e bonifica della sua bottega di falegname, spesso oggetto di infiltrazioni di acqua, ma a me risulta poco credibile.

In ogni caso il Gino non si risparmiò, tanto che la conclusione dell’opera corrispose anche alla fine dell’uomo che la realizzò. Dopo la sua morte il figlio Giovanni volle dedicargli, in memoria, un busto che lo raffigurasse. Il 22 novembre 1902, in occasione dell’inaugurazione della statua, molti giornali locali ripresero la notizia ed il libricino che ho ritrovato è una sorta di raccolta dei lanci di agenzia dell’epoca. Ne fu pubblicato in realtà anche un altro, dal titolo “Cenni descrittivi della grotta fantastica – misteriosa di Lorenzo Gino” del quale però, sono purtroppo riuscita a rintracciare la sola copertina.

Dal testo del discorso tenuto per la circostanza dal Notaio Commendatore Pier Francesco Tabasso, si apprende che Lorenzo Gino creò questo incredibile ipogeo scavando la grotta senza disegni preventivi, senza calcoli e senza progetti, arricchendolo poi con statue che rappresentano episodi realmente accaduti.

La Gazzetta del Popolo cita l’epigrafe che il Conte Tancredi De Abate volle aggiungere alla scultura: “Lorenzo Gino – con subalpina tenacia – traforava questo colle” e da nota del fatto che alla solenne festa parteciparono sia personaggi illustri e politici, venuti a rendere il tributo di giusto affetto al lavoratore indefesso, sia gli abitanti di Moncalieri rappresentati dai consociati alle varie società operaie.

La Gazzetta di Torino racconta che la giornata inaugurale fu inclemente dal punto di vista meteorologico, tanto che la commemorazione si tenne nel teatro della grotta (un grandioso salone – teatro adibito a balli e concerti).

Pasquino, il settimanale umoristico, non mancò di riprendere a sua volta l’evento, in tono però scherzoso, se non irrisorio: “A Lorenzo Gino, il… precursore del Fréjus e del Sempione…”.

 

La grotta è privata. Dall’ingresso ci si inoltra per circa 50 metri su una barca che percorre un piccolo rivolo d’acqua sorgiva, fra pareti nelle quali molte nicchie ospitavano 15.000 bottiglie di vino (delle quali oggi restano pochi esemplari vuoti). Un primo gruppo di statue raffigura l’autore dell’opera, il Re Galantuomo in abito da caccia e un putto che sorregge una dedica a Vittorio Emanuele.

Al termine del ruscello si scende dalla barca proseguendo a piedi nella grotta vera e propria, dove si trova un secondo gruppo di statue. Più avanti un piccolo slargo con al centro altre sculture e giochi d’acqua. Un foro circolare nella volta prendeva luce dal piano di calpestio del giardino sovrastante. Un altro canale, fiancheggiato da sculture, immette in una rotonda con al centro la statua del Duca Amedeo Ferdinando che pesca alla fiocina in compagnia dei suoi barcaioli. Qui, a sorpresa, si scatenavano getti d’acqua (oggi non più funzionanti) in ricordo della pioggia che sorprese il Duca di notte sul Po causandone la prematura scomparsa. Nelle acque del piccolo canale guizzavano anguille e pesci.

Un ulteriore slargo caratterizzato da numerose nicchie alle pareti, che alloggiavano busti di poeti fra bottiglie di vino, immette nella terza rotonda dove si trovavano le statue raffiguranti maschere italiane che brindano alla unificazione d’Italia. Il dubbio che la Grotta di Gino possa aver avuto un significato diverso dal semplice puro divertimento sembra qui trovare una prima fessura per insinuarsi. In qualche modo supportata anche da un passaggio del già citato discorso inaugurale del Notaio Tabasso che, parlando del Gino, disse: “…nella mente e nell’animo del Gino si trovavano idee, pensieri, convincimenti profondi, morali, patriottici”.

Salendo una scala fiancheggiata da busti di illustri personaggi italiani si incontrava una sorgente di acqua ferruginosa e dall’ultima rotonda una scala a chiocciola consente di risalire al giardino sovrastante dove i visitatori venivano accolti nel ristorante. Notevole la carta dei vini e le ormai dimenticate le pietanze (tutto puntualmente riportato nel libercolo) fra le quali figuravano la lingua in salsa piccante, le scaloppine alla finanziera, e la frittura di pesci pescati nella grotta a piacimento degli avventori.

La grotta si sviluppa praticamente sotto al Real Castello di Casa Savoia. Come è possibile che uno scavo durato trenta anni possa essere stato compiuto senza almeno il benestare dei regnanti? La Grotta di Gino fu solo l’opera originale di un uomo semplice o una struttura sotterranea (cantina o altro?) voluta dai Savoia? Certo i continui richiami alle vicende della casa reale ci indurrebbero ad ipotizzarlo. Ma in tal caso perché commissionarla al Gino e non ad un mastro esperto che avrebbe impiegato molto meno tempo per realizzarla? Si pensi ad esempio che nello stesso Piemonte il minatore Colombano Romean realizzò tre secoli prima del Gino, in soli sette anni di lavoro solitario, un acquedotto sotterraneo di ben 500m a 2000 metri di quota. Fu per caso l’aura di leggenda acquisita dal Romean a spingere il Gino nell’impresa solitaria?

Una cosa è certa: la Grotta di Gino a Moncalieri divenne famosissima, come testimoniano le tante persone che parteciparono alla commemorazione del suo artefice e le innumerevoli cartoline d’epoca ancora in circolazione. Ne scrissero persino Giovanni Saragat e Guido Rey in “Famiglia alpinistica“, dove, nel paragrafo “I festaioli“, pubblicano un divertente racconto della festa di San Bernardo a Moncalieri, con “albero della cuccagna, balli pubblici e visita alla Grotta di Gino”. Il percorso di visita alla grotta è anche qui puntualmente descritto.

E Quintino Sella? Davvero anche lui vi si recò in visita?

Una grotta speciale ed unica, verrebbe da dire… Se non che, mentre stavo sfogliando il libricino appena acquistato, lo sguardo mi è caduto sulla terza di copertina, dove un’inserzione pubblicitaria diceva: “La più interessante attrattiva e meraviglia della Lombardia è la Grotta di Gino. A Sesto San Giovanni sul viale Milano – Monza. Annesso alla Grotta scelto servizio di ristorante”.

Un’altra Grotta di Gino in Lombardia? Si, e dalle immagini riprodotte su cartoline d’epoca che ho poi ritrovato, non doveva essere troppo dissimile da quella di Moncalieri, se non per la presenza di un laghetto e l’imponente corredo concrezionale. Che farebbero pensare piuttosto ad una piccola grotta naturale adattata alla visita in barca, con realizzazione di approdi esterni, statue ecc.

Chi ha realizzato la grotta di Gino in Lombardia? Era a conoscenza di quella di Moncalieri? Le due strutture hanno lo stesso nome per coincidenza?

Nel contributo che pubblicheremo a breve proveremo a dare risposta a tutte le domande che ho qui avanzato. Nel frattempo, se qualcuno con informazioni più complete sulla Grotta di Gino lombarda avesse voglia di contattarci ed unirsi alla nostra ricerca, ci farebbe molto piacere.

Carla Galeazzi ©EGERIA Centro Ricerche Sotterranee

 

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