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Su Opera Ipogea 1/2015 Acquedotto Traiano: la scoperta del dimenticato ramo di Santa Fiora

Copertina della rivista Opera Ipogea 1/2015. Un particolare dell’acquedotto Traiano, ramo di Santa Fiora, foto Carlo Germani archivio EGERIA CRS

Abstract dell’articolo

L’acquedotto Traiano, realizzato per volere dell’imperatore Traiano nel 109 d.C., è il decimo degli undici ac­quedotti di Roma antica. Raccoglieva le acque di molte sorgenti attorno al lago di Bracciano, sui monti Sa­batini, e raggiungeva Roma con un percorso in gran parte sotterraneo. Uno dei caput aquae dell’acquedotto era situato a SE di Oriolo Romano, in una zona nota oggi come Santa Fiora. Da qui un condotto scendeva verso il lago per ricongiungersi con il collettore circumlacuale. Il ramo proveniente da Santa Fiora fu taglia­to in un’epoca imprecisata tra il VI e il IX secolo e mai più ripristinato, tanto da essere del tutto dimenticato. Gli speleologi del CRS Egeria e di Roma Sotterranea, effettuando una accurata indagine sul territorio, lo hanno riscoperto ed esplorato e ne hanno ricostruito dettagliatamente il percorso. Vengono illustrate le ca­ratteristiche costruttive del condotto e dei pozzi. Viene infine discusso il modo con cui le acque superavano il notevole dislivello esistente tra le sorgenti e il lago.

Parole chiave: Cavità artificiali, antichi acquedotti sotterranei, acquedotti romani, Roma, Traiano, Aqua Traiana.

 

 

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Bracciano (Roma): scoperto ed esplorato lo sconosciuto tratto iniziale dell’acquedotto Traiano. Conferenza speleologica di presentazione il 21 giugno 2014.

L’acquedotto Traiano venne costruito dall’imperatore Traiano nel 109 d.C. e raccoglieva le acque di diverse sorgenti attorno al lago di Bracciano (lacus Sabatinus), sui monti Sabatini. Lungo complessivamente 57 km, raggiungeva la città con un percorso in gran parte sotterraneo lungo le vie Clodia e Trionfale e poi su arcate lungo la via Aurelia, entrando a Roma sul colle Gianicolo, sulla riva destra del fiume Tevere. Dopo la caduta dell’Impero Romano il condotto fu interrotto e riparato più volte, fino ad essere abbandonato intorno al IX secolo.

Delle molte sorgenti le più lontane da Roma si trovavano lungo il Fosso di Grotte Renara, a est di Manziana. Da qui un ramo di acquedotto scendeva verso SE fino alla sponda del lago e lo aggirava in senso orario, intercettando lungo il percorso le acque provenienti dalle altre sorgenti. Un ulteriore ramo di acquedotto traeva origine a SE di Oriolo Romano da quella ricca area sorgentizia, oggi denominata Santa Fiora, che è nota per l’omonimo ninfeo. Questo secondo ramo scendeva è stato sempre genericamente indicato scendere verso il lago e ricongiungersi con quello proveniente da Grotte Renara, secondo un percorso che fino ad oggi non era mai stato identificato né descritto con esattezza. Anche perché fu tagliato in un’epoca imprecisata tra il VI e il IX secolo e mai più ripristinato, a differenza di altri rami dell’acquedotto che furono ristrutturati più volte, in particolare nel XVII secolo da papa Paolo V, quando l’acquedotto completamente ricostruito prese il nome di Acqua Paola (oggetto di indagini speleologiche da parte dei colleghi del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio (http://www.scintilena.com/scoperto-ed-esplorato-un-tratto-dellacquedotto-paolo/05/13/)

Le sorgenti della Fiora, dopo un lungo periodo di abbandono e di probabile utilizzo locale, furono impiegate a partire dal 1698 per alimentare Bracciano, attraverso l’acquedotto Orsini – Odescalchi, che raggiungeva la cittadina con un percorso in parte sotterraneo e in parte su arcate e ancora oggi alimentano l’acquedotto moderno di Bracciano. Se le sorgenti della Fiora erano ben note, del condotto che le raccordava al ramo di Grotte Renara si era persa memoria. Vari autori antichi e moderni ne hanno ipotizzato il tracciato ma sempre, come abbiamo scoperto nel corso delle nostre ricerche, con grossi errori di localizzazione: lo stesso Ashby (The Aquaeducts of Ancient Rome, 1935, p. 301) ipotizza, sbagliando, una ripida discesa nella valle del fosso di Fiora fino a Vigna Grande.

Dall’estate del 2013 il Centro Ricerche Sotterranee Egeria e l’associazione Roma Sotterranea stanno svolgendo una accurata indagine sul territorio che ha consentito il ritrovamento e l’esplorazione di questo tratto dimenticato dell’acquedotto Traiano. Alle esplorazioni partecipano numerosi tecnici e ricercatori afferenti ai due gruppi e Luigi Manna del Gruppo Cudinipuli (CS).
Il condotto scende dalla Fiora accostando inizialmente la sponda orografica sinistra del Fosso di Fiora per poi uscirne dirigendosi verso NE, sempre con lieve pendenza, seguendo all’incirca la curva di livello e quindi mantenendosi ben sopra i 300 m s.l. Dopo alcuni km inizia una discesa sempre più ripida verso Vigna Orsini ove si presume si trovasse il punto di raccordo con il ramo proveniente da Grotte Renara.

Il percorso è risultato quasi interamente sotterraneo, realizzato a poca profondità, mediante trincea ricoperta.
Un solo tratto è visibile sopra suolo, per il superamento di un piccolo fosso, tutti gli altri piccoli corsi d’acqua vengono sottopassati. La stessa cosa doveva avvenire in un punto non più visibile presso la sorgente, in corrispondenza degli impianti moderni dell’acquedotto di Bracciano.
Gran parte del percorso è stato individuato seguendo i pozzi collassati e i tratti residuali della trincea. Ciò che resta dell’acquedotto appare in tutto il suo fascino di opera idraulica “imperiale”, frutto di una tecnologia matura e realizzato con uno standard costruttivo elevatissimo ed uniforme per decine di chilometri. L’intonaco impermeabile è bianco e in perfetto stato, così come l’opus reticolatum dei rivestimenti: se non fosse stata distrutta la struttura sarebbe probabilmente ancora funzionante!

Dall’analisi teorica condotta con l’amico idrogeologo Leonardo (Leo) Lombardi, ben noto a chi si occupa opere idrauliche del mondo antico, emergeva anche un problema di dislivello. Le sorgenti della Fiora sono infatti poste a 325 metri s.l.m. mentre la sua prosecuzione intorno al lago scorre ad una quota di 180 metri s.l.m. Dunque il ramo di Santa Fiora doveva perdere 145 metri di quota in poco più di 3,5 Km, distanza che separa la sorgente dalla zona di Vicarello, nel quadrante NO del lago dove certamente confluivano vari rami dell’acquedotto. Una caduta in netto contrasto con la pendenza solitamente adottata negli acquedotti romani. Avevamo pertanto ipotizzato l’esistenza di una struttura atta ad assorbire l’urto della massa d’acqua che perdeva rapidamente quota, ad esempio un “dissipatore”, presente in alcune strutture romane come l’acquedotto di Beaulieu in Francia o Valdepuentes in Spagna. Grazie alle puntuali indagini sul territorio sono emerse novità importanti dal punto di vista della tecnica idraulica, che saranno presentate al Congresso Internazionale di Speleologia in Cavità Artificiali “Hypogea 2015” che si terrà a Roma tra il 12 e il 17 marzo 2015.

Le ricognizioni speleologiche hanno permesso di acquisire i rilievi topografici e le immagini delle tante porzioni sin qui rintracciate. Le esplorazioni proseguono e ci auguriamo che i risultati sin qui conseguiti possano presto essere confrontati con quelli raggiunti dai colleghi del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio nell’acquedotto Paolo.

Di Carla Galeazzi, Vittorio Colombo, Carlo Germani ©EgeriaCRS e ©Roma Sotterranea. Utilizzo e diffusione vietati.

Acquedotto Traiano. Foto Carlo Germani Archivio Egeria Centro Ricerche Sotterranee. Riproduzione ed uso vietati.

 

 

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Nuove scoperte, esplorazioni e lunghe attese

E’ stato un anno un po’ strano il 2013, di quelli in cui si alternano entusiasmo, determinazione, sconforto e di nuovo soddisfazione senza soluzione di continuità. Le attività di ricerca ed esplorazione si sono moltiplicate, anche grazie alle rinsaldate collaborazioni con altri gruppi speleologici del Lazio e con studiosi indipendenti. Nel contempo gli adempimenti burocratici per l’ottenimento di alcune autorizzazioni e convenzioni ha assorbito (talvolta davvero incomprensibilmente) una infinità di tempo ed energie. Ma il bilancio, in chiusura d’anno, è assolutamente positivo.

Nella provincia di Roma le ricerche sulla collina del Tuscolo ci hanno portato finalmente, dopo vari tentativi infruttuosi, all’individuazione e riscoperta dell’antico acquedotto dell’eremo di Camaldoli (Catasto delle cavità artificiali Lazio nn. CA503LaRM – CA489LaRM), a lungo inseguito. Una serie di gallerie di oltre 900 metri di sviluppo complessivo che completano finalmente il quadro delle indagini nella zona di Montecompatri, iniziata da Giulio Cappa che, sulle tracce del Devoti (Cisterne del periodo romano nel Tuscolano, 1978), aveva compiuto numerose e puntuali ricognizioni esterne.

Ad Anguillara abbiamo censito la Chiesa rupestre di Santa Caterina dei Giustiniani, già studiata da archeologi (CA487LaRM), e rivisitato l’emissario di Lagusiello, oggi purtroppo non più transitabile (CA488LaRM).

Con i colleghi di Roma Sotterranea abbiamo affrontato, da qualche mese, l’individuazione di un lungo tratto, ancora mai descritto, dell’acquedotto Traiano a nord di Bracciano (CA499LaRM – CA500LaRM). Lo studio, coordinato da Vittorio Colombo di Roma Sotterranea, si protrarrà anche nel 2014 costituendo, senza ombra di dubbio, uno dei più importanti sin qui condotti nel Lazio, sia dal punto di vista delle difficoltà esplorative che dei risultati attesi.

Con Giorgio Filippi abbiamo invece posto le basi per l’individuazione e lo studio di alcuni tratti sino ad oggi mai rinvenuti dell’acquedotto Alsietino (Traiano-Paolo), che svilupperemo insieme nei prossimi mesi. Importante la correlazione fra queste indagini e quelle condotte con i colleghi di Roma Sotterranea al Traiano.

A Genazzano, dove ci auguriamo di poter condurre nel 2014 indagini speleologiche approfondite anche grazie ad una convenzione con il Comune ancora in fase di definizione e con architetti e studiosi locali, abbiamo effettuato i primi sopralluoghi al condotto di alimentazione del lavatoio, che presenta residuali tracce di affreschi, e ad altri cunicoli/sistemi idraulici.

In ottobre, a Castel San Pietro Romano si è svolta la presentazione del volume di Luigi Casciotti “Gli Acquedotti di Praeneste. Nuove ipotesi sul tempio della Fortuna Primigenia” importante sintesi dei tanti studi compiuti nella zona di Palestrina e dintorni dall’autore e dalla nostra associazione. La presentazione ha visto la gradita presenza del Sindaco di Castel San Pietro Romano, Dario Fiasco.

Nel viterbese, in loc. Sant’Angelo (Vallerano) è stato rilevato un cunicolo idraulico ed alcuni ipogei limitrofi all’insediamento rupestre religioso descritto dalla Raspi Serra nel 1976 (CA497LaVT – CA498LaVT). In località Basso della Campana (Soriano nel Cimino) rilevato un ipogeo di probabile origine etrusca (CA493LaVT).

Insieme agli amici speleosubacquei di Asso sono stati studiati e rilevati i cunicoli idraulici del Palazzo Farnese di Caprarola (CA495LaVT – CA496LaVT) ed un’imponente opera di drenaggio a Soriano nel Cimino (in fase di ulteriore verifica ed acquisizione dati).

In Sabina, insieme a Cristiano Ranieri e al Gruppo Archeologico Speleologico Vespertilio, abbiamo completato lo studio dell’acquedotto di Catino – Poggio Catino (CA460LaRI) presentato in maggio al Convegno di Casperia, individuato e parzialmente rilevato il probabile acquedotto a servizio di Forum Novum (Vescovio) (CA502LaRI – CA494LaRI) ed altre strutture religiose e di sepoltura in fase di studio e successivo accatastamento.

Con i colleghi della Asso abbiamo condotto invece lo studio e la documentazione della Cisterna di Fosso Campaone a Torri in Sabina (CA501LaRI).

In luglio abbiamo preso parte, con altri circa sessanta delegati italiani, al 16° Congresso Internazionale di Speleologia svolto a Brno (Repubblica Ceca), presentando con colleghi di altri gruppi un contributo dal titolo Classification of Artificial Cavities: a first contribution by the UIS Commission nella sessione Speleological Research and Activities in Artificial Underground. L’occasione ci ha consentito anche di effettuare la visita ad alcune sotterranei della zona, come le casematte dello Spielberg e la cripta dei cappuccini a Brno.

In maggio e novembre abbiamo preso parte alle riunioni della Commissione Nazionale Cavità Artificiali della SSI, della quale facciamo parte, a Montecatini Val di Cecina (Pisa) e Casola Valsenio (Ravenna). Alla fine di Novembre abbiamo partecipato al Convegno di speleologia in cavità artificiali “L’Umbria in Ombra” organizzato a Todi (Perugia).

Altrettanto importanti gli obiettivi raggiunti nel 2013 da Hypogea – Federazione Gruppi Speleologici del Lazio per le cavità artificiali, della quale facciamo parte.

In agosto è partito il Progetto Albanus” piano triennale di studi dedicato alla memoria di Vittorio Castellani e finalizzato alla completa documentazione dell’antico emissario Albano, che sarà svolto in stretta collaborazione fra Hypogea, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, Parco dei Castelli Romani e Comune di Castel Gandolfo. Il quotidiano Il Messaggero ed il mensile Archeo, in due contributi rispettivamente a firma Stefano Ardito e Andrea De Pascale, hanno dato ampio risalto alla importante campagna esplorativa ed ai suoi obiettivi.

In settembre, aderendo alla sezione speleologica della manifestazione Puliamo il Mondo, denominata Puliamo il Buio e coordinata dalla Società Speleologica Italiana, i tecnici e ricercatori afferenti ai gruppi di Hypogea, fra i quali il nostro,  hanno effettuato insieme agli operatori del Parco dei Castelli Romani la pulizia straordinaria del’incile dell’emissario Albano. L’iniziativa è stata ripresa dal TG2.

In ottobre Hypogea ha ottenuto il nulla osta della Società Speleologica Italiana per l’affidamento (conservazione, gestione ed implementazione) del Catasto delle Cavità Artificiali del Lazio, parte integrante del Catasto Nazionale CA, confermando Curatore Regionale l’ing. Giulio Cappa che sarà affiancato dal nostro Carlo Germani, già compilatore per il Lazio del Catasto Nazionale CA SSI. In dicembre Carlo Germani e Carla Galeazzi hanno organizzato il primo incontro formativo presso la sede di Roma Sotterranea.

Fervono anche i preparativi per il Congresso Internazionale Hypogea 2015, organizzato e promosso dalla Federazione Hypogea, che si svolgerà a Roma nel marzo 2015 sotto l’egida della International Union of Speleology – Commission of Speleology in Artificial Cavities e Società Speleologica Italiana – Commissione Nazionale Cavità Artificiali e che ci impegnerà tutti per tutto il 2014.

Stanchi ma soddisfatti, auguriamo a tutti i nostri lettori e ai nostri compagni di avventure speleologiche uno strepitoso 2014!

Il primo che finì l’aspra salita

Lo compose di roccia disgregata

Vennero gli altri a rinnovar l’ardita

Conquista, e in lui trovarono coi nomi

Dei primi vittoriosi la gran data

Del giorno in cui gli ostacoli fur domi.

(Paolo Ghiringhelli, Armonie Montane, 1911)

 

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