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Archivi categoria: Appunti di viaggio

Antico sbarramento sul Rio della Tenuta vicino Ponte di Ponte (Corchiano, Viterbo)

Dopo l’imponente sbarramento sul Fosso delle Pastine, simile ad una diga ad arco che manteneva stabili i terreni agricoli a monte, (vedi https://speleology.wordpress.com/2015/10/01/antico-sbarramento-corchiano-gallese/), abbiamo rintracciato una struttura analoga, già nota in letteratura e situata circa 800 metri a NNO, su un fosso diverso e parallelo: il Rio della Tenuta. Anche in questo caso siamo di fronte ad uno sbarramento alto circa 9 metri destinato al contenimento dei terreni soprastanti e formato da blocchi tufacei di circa 1,5×0,5×0,5 metri posti sia di fianco che di testa.

A differenza del primo sbarramento non vi è traccia di cunicoli di alleggerimento e il muro si presenta angolato di alcuni gradi verso monte. L’inclinazione è ottenuta con un leggero sfalsamento dei grandi blocchi, che non si sovrappongono perfettamente ma risultano disassati di una decina di centimetri a partire dalla base. Lo sfalsamento si riduce progressivamente in altezza, fino a raggiungere la perfetta sovrapposizione nelle ultime file al coronamento. Il grande muro interrompe e si sovrappone ad una precedente via a gradini che dal fosso saliva al pianoro soprastante.

A differenza dello sbarramento di Fosso Pastine, nelle cui immediate vicinanze non sono note altre strutture complesse, in questo caso ci troviamo a breve distanza da un grande insediamento rupestre, da alcune tombe e dalla struttura nota come Ponte di Ponte, dove un ponte-acquedotto protetto da un imponente cunicolo portava l’acqua da un lato all’altro della stessa profonda forra.

L’insediamento si trova esattamente a margine del terreno agricolo controllato dallo sbarramento prima descritto, su un crinale che presenta ipogei sia sul lato verso il pianoro che sul lato a strapiombo sul Rio della Tenuta. Dall’estremità dell’insediamento si può scendere nella forra attraverso un’ampia strada tagliata nella roccia e ancora praticabile, pur se interessata da alcuni crolli. La struttura dell’acquedotto di Ponte di Ponte è del tutto compatibile con lo sbarramento sul Rio tenuta ed è molto probabile che galleria, muraglione, tombe ed insediamento fossero fra loro correlati.

Poco più a valle abbiamo scoperto un’ampia cavità di origine naturale (prodotta probabilmente dalle anse del torrente) che reca molteplici ed evidenti tracce di scavi e riadattamenti antropici.

Testo e immagini  ©Carlo Germani – Archivio Egeria Centro Ricerche Sotterranee

 

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Fontanelle di Roma. Un volume fotografico da non perdere.

copertina

L’acqua ha da sempre avuto un ruolo particolare nella vita della città di Roma. I resti delle sue terme, gli acquedotti antichi, le sue fontane sono fra le caratteristiche più importanti e più attraenti della città, al pari con i suoi monumenti più belli. Da quando vivo a Roma anche io, come tanti, non resisto al loro fascino. Soprattutto il mio interesse è suscitato dalle piccole fontanelle, spesso nascoste non solo agli occhi dei turisti, ma anche a molti romani. Ed è un peccato perché in molti casi si tratta di veri capolavori. Così è nata l’idea di questo volume fotografico. L’idea è stata da subito condivisa dal fotografo Antonio De Paolis. La quantità di fontanelle a Roma è grande e imprecisa. Perciò non ci siamo posti l’obiettivo di documentale e catalogarle tutte. Il volume vuole essere un modo per raccontare la città di Roma e la sua bellezza in modo artistico, presentando  quelle che a nostro parere sono le fontanelle più belle, più particolari, spesso puntando su qualche insolito dettaglio. Senza trascurare la vita e i segni intorno alla fontanella che lasciano il tempo, l’acqua, l’umidità diventando così tutto un insieme con essa. Infine abbiamo aggiunto in questo album alcune fontane, per completare il nostro racconto. Il lavoro su questo volume è stato per noi un viaggio, per scoprire Roma nascosta e sconosciuta. Ci auguriamo che sia così anche per voi. Iana Nekrassova

Fin dall’inizio sapevo di non voler scattare semplici immagini come fossero foto per un catalogo. Volevo che le mie immagini trasmettessero qualcosa in più, qualcosa che raccontasse la città di Roma attraverso le fontanelle, lasciando intuire la “vita” della fontanella stessa, specialmente per quelle più antiche. Per questo è stata naturale la scelta di catturarne talvolta un solo particolare, altre volte il contesto urbano circostante. Come ad esempio per la targa che ricorda dove era collocata la vecchia fontanella, più caratteristica della fontanella stessa. O nel caso della fontanella non più funzionante, rimasta in strada come ornamento architettonico, purtroppo sommerso da macchine parcheggiate che la rendono invisibile. Foto per lo più senza persone, tranne in qualche caso dove l’elemento umano, o anche animale, ha contribuito secondo me a rendere meglio l’idea di quanto ancora oggi il binomio acqua-fontana sia caratteristico di Roma: basta vedere l’uso che ne fanno i turisti. Un viaggio divertente e molto interessante, che mi ha spinto a conoscere le storie legate alle nostre fontane, a girare per strade e vicoli del centro dove non ero mai passato nella speranza di vederne apparire per caso, piuttosto che seguendo indicazioni già esistenti. Antonio De Paolis

Potrebbe sembrare insolito che un blog di speleologia segnali un volume fotografico sulle antiche fontanelle di Roma. In realtà, il legame fra Roma e le antiche vie dell’acqua è sempre stato fondamentale nelle ricerche speleologiche condotte della nostra associazione. Le acque che alimentavano le fontanelle romane, come anche le mostre d’acqua più importanti di Roma (La Fontana di Trevi, il Fontanone del Gianicolo, ecc.) arrivavano da  lontano, attraverso condotti sotterranei talvolta lunghi decine di chilometri che spesso sono stati oggetto dei nostri studi e delle nostre ricerche. Quando Antonio ci ha comunicato di volersi dedicare a questo progetto abbiamo capito che lo avremmo “perso” per un po’ come speleologo, ma eravamo certi che ne sarebbe uscito un lavoro di grande interesse. Non sta a noi recensire l’opera. Possiamo però dire, avendo avuto il privilegio di sfogliare il volume in anteprima, che gli scatti di Antonio sono molto particolari e riescono a raccontare anche la “bellezza delle opere minori” nella città fagocitata dalla “grande-sfacciata-bellezza”. Fondamentale è stata la collaborazione con Iana Nekrassova, blogger, legata da molti anni alla città di Roma, in costante ricerca di spunti inediti che racconta sulle pagine di Rome Insider. Carla Galeazzi

Il volume è acquistabile sul sito di BLURB http://it.blurb.com/b/5709805-fontanelle-di-roma?ce=blurb_ew&utm_source=widget (disponibile con copertina morbida, rigida e rigida con sovra copertina, ovviamente a prezzi diversi).

 

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HYPOGEA2015 l’evento si avvicina

A Roma, dall’11 al 17 marzo 2015, presso la Sala Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)  si terrà HYPOGEA2015: il primo CONGRESSO INTERNAZIONALE DI SPELEOLOGIA IN CAVITA’ ARTIFICIALI. E’ la prima volta che la città di Roma ospita un evento speleologico di così ampio respiro e di rilievo internazionale. Una città che ha la grande fortuna di avere un immenso patrimonio sotterraneo di bellezza che deve essere, al pari con quello dei suoi monumenti noti in tutto il mondo, reso noto, tutelato e valorizzato. Dalla Russia alla Turchia, dall’Armenia ad Israele, alla Georgia, Svizzera e Croazia e con una forte presenza Italiana, numerosi esperti e speleologi si incontreranno per presentare e discutere le esperienze acquisite nel campo delle indagini speleologiche e speleosubacquee in cavità sotterranee artificiali.

Città sotterranee, catacombe, cave, chiese rupestri, antichi acquedotti ed emissari, miniere ormai dismesse. Sono solo alcune delle tipologie di cavità artificiali riscoperte che verranno presentate e confrontate nel corso del congresso. Particolare attenzione sarà anche rivolta agli incontri per la definizione di standard internazionali attraverso l’adozione di simbologia cartografica comune, l’adozione di una rete informatica internazionale condivisa a livello mondiale e la possibilità di estendere al consesso internazionale progetti italiani di rilevante importanza, come la Carta degli Antichi Acquedotti.

Un momento importante, rivolto alla realtà italiana, sarà la conferenza-dibattito del sabato mattina che porrà a confronto gli esperti e gli Enti preposti alla tutela del patrimonio storico, culturale e ambientale del mondo ipogeo in Italia con particolare riguardo alla valutazione standardizzata degli aspetti di valorizzazione e rischio dell’ambiente sotterraneo quali crolli, frane, inquinamento e utilizzo del sottosuolo da parte della criminalità; rilevazione sistematica delle valenze storiche, culturali, archeologiche in ottica di conoscenza, tutela e valorizzazione; itinerari sotterranei turistici: analisi dello stato dell’arte attraverso un primo censimento delle strutture ipogee turistiche italiane ed europee; analisi dei risvolti occupazionali ed eventuali permessi di utilizzo degli ipogei artificiali con valenza storica e culturale.

Durante il Congresso saranno organizzate visite guidate ad alcuni ipogei romani di straordinario interesse, raramente accessibili, e tre giornate di escursioni esplorative nel territorio dei Colli Albani, della Sabina e della Narni sotterranea.

Il Congresso è organizzato da HYPOGEA, la Federazione dei Gruppi Speleologici del Lazio per le Cavità Artificiali di cui fanno parte le associazioni speleologiche A.S.S.O. Onlus, Egeria Centro Ricerche Sotterranee e Roma Sotterranea. Enti patrocinanti del  Congresso sono la Società Speleologica Italiana, l’International Union of Speleology e il Parco Regionale dei Castelli Romani.

Partner ufficiali del Congresso sono il Gruppo Storico Romano, l’Associazione Subterranea, il Gruppo Speleologico Vespertilio, Scintilena Notiziario di Speleologia e Rome Insider. La lingua ufficiale del Congresso è l’inglese.

Il programma del Congresso e tutte le informazioni di riferimento sono disponibili sul sito: hypogea2015.hypogea.it

 

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Grotta Rottezia, il Beato Lupo e la Sedia del Papa (Soriano, Viterbo, Lazio).

È una bella giornata di dicembre. Fa freddo ma il sole promette di fare il suo, almeno nelle ore centrali della giornata. È molto presto, come sempre in inverno quando le ore di luce sono troppo poche rispetto alla nostra voglia di vedere e di scoprire. Superato l’abitato di Soriano lasciamo le macchine e ci incamminiamo in direzione sud-ovest nella selva cimina.

Luogo tetro, impenetrabile ed invalicabile per i Romani, che a noi sembra bellissimo. È bellissimo. Le foglie secche, gelate nella notte, frusciano sotto i piedi. È il solo rumore che si sente. Seguiamo il viale per due chilometri fino a un’altitudine di circa seicento metri, alla nostra destra compare la chiesetta dell’eremo della S.S. Trinità recentemente oggetto di restauro di consolidamento.

Foto sopra: la Chiesa nei primi anni del ‘900. Da Giannini P. (op. cit.). Foto Archivio Valentino D’Arcangeli.

A sinistra una parete tufacea, alta circa 30 metri, fratturata in più punti e con distacchi che hanno creato anfratti, piccole cavità e rifugi. Dalla parete rocciosa sgorga una piccola sorgente che alimenta un fontanile di campagna.Il bisogno di acqua è evidente anche nella canalina scavata nella roccia, che permetteva di catturare e convogliare verso il fontanile persino il liquido di percolazione. Un escamotage, questo, utilizzato in molte strutture insediative.

Proseguiamo in cerca della Grotta Rottezia (grottaccia) nella quale, narra la leggenda, sarebbe nascosta una chioccia con dodici pulcini d’oro. Chi entra per scoprire e asportare il tesoro muore di spavento in seguito al misterioso spegnimento delle torce… fortunatamente non usiamo più le lampade a carburo già da un po’.

La base della parete di tufo è completamente ricoperta dalle foglie, e sono tante le fratture “promettenti”  ma nessuna è l’ingresso alla grotta che stiamo cercando. Le battiamo avanti e indietro fino a notare un po’ di verde spiccare nel giallo. Sono edera e capelvenere. Segni inconfondibili che c’è dell’umidità da condensazione a sostenerle anche nei mesi di siccità. Smuoviamo le foglie e si apre l’imbocco della grotticella.

Scivoliamo dentro uno alla volta. Entro per ultima. Mentre striscio giù il piede tocca qualcosa di metallico. Lo aggancio con la caviglia e tiro: è un passeggino, anche abbastanza nuovo. Sandro si ricorda di aver notato un foglietto attaccato ad un sedile in pietra non lontano dalla chiesa. Sulla via del ritorno ce ne occuperemo.

La grotta è piccolina, artificiale, scavata, con un sedile ricavato nel banco roccioso. La rileviamo e la fotografiamo, poi riprendiamo il sentiero.

A poca distanza un gruppo di imponenti blocchi di roccia formano una sorta di piramide naturale nota come il “Sasso del Beato Lupo”.

Proviamo a metterci nei panni dell’eremita. Non doveva essere una vita facile: la tramontana si incanala fra i massi e soffia gelida, il culmine della piramide presenta effettivamente un piccolo incavo naturale, formato probabilmente per erosione, nel quale un uomo può stare a stento in posizione supina, inginocchiato o seduto. Il Beato Lupo Franchini vissuto fra il XIII e XIV secolo, era originario di Corviano e apparteneva all’Ordine Agostiniano. Il luogo, nel corso del tempo, ha effettivamente assunto anche la denominazione di “Grotta di Sant’Agostino”, collegandolo all’Ordine che per certo aveva fatto edificare anche la chiesetta della Trinità, già nota alle fonti come eremitaggio a partire dal 1275.

Ci rimettiamo in cammino per raggiungere la “Sedia del Papa”, dove arriviamo circa quaranta minuti dopo. È un bel picco di roccia, attrezzato con una struttura in legno che permette l’affaccio sulle vallate circostanti. Ringraziamo Tullio Dobosz, profondo conoscitore dei luoghi legati agli insediamenti eremitici del Lazio ed Abruzzo, per averci fatto conoscere anche questo, incantevole. Le ore di luce cominciano a scarseggiare e dobbiamo rientrare, la passeggiata in discesa per arrivare fin qui si presenta ora con una ripida salita.

Rientrando sviluppiamo qualche ipotesi sul luogo e ci convinciamo che tutte le strutture visitate facessero parte di un unico complesso monastico: la piccola chiesa, il fontanile, il luogo di preghiera del Beato Lupo che favoriva l’isolamento e l’ascesi e la “grottaccia”, usata forse come rifugio o per conservare alcune derrate alimentari di prima sussistenza. Le residuali tracce sul terreno non restituiscono evidenze di spazi destinati a coltivativo, dal che è possibile supporre che la piccola comunità monastica rientrasse fra quelle che vivevano in povertà, attraverso la beneficenza che veniva loro elargita. Unico elemento certo è la diffusa religiosità che permea tutto il luogo.

Arrivati in prossimità della chiesa ritroviamo il foglietto. Dice: “abbiamo perso un passeggino, se qualcuno lo trova puo telefonarci a questo numero…”. Mandiamo un sms per segnalare il ritrovamento e ci rispondono dopo due giorni, ringraziandoci. Non scopriremo mai come e perché sia finito dentro alla grotta.

Grotta Rottezia è una cavità artificiale, censita al Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali (data base speleologico articolato su base regionale) con il numero CA448LaVT. L’imbocco della cavità è stata recentemente oggetto di importanti distacchi  e pertanto la grotta non è più accessibile. Tutta l’area rientra nella proprietà della Soc. I.M.A. Immobiliare Mura Aurelie Srl Comune di Soriano nel Cimino (VT) e ne è vietato l’accesso in assenza di autorizzazione.

L’area è attualmente oggetto di un interessante progetto didattico SCARICA QUI LA BROCHURE IN PDF Soriano Bosco Didattico brochure
Lo studio della Grotta Rottezia da parte della nostra Associazione risale al Dicembre 2008/Gennaio 2009. Questo articolo è la revisione del precedente, pubblicato nell’aprile 2012.

Carla Galeazzi ©Egeria Centro Ricerche Sotterranee

Fonti bibliografiche

Benedetti E., Soriano nel Cimino, in Campo de’ Fiori, periodico sociale di Arte, Cultura, Attualità edito dall’Associazione Accademia Internazionale d’Italia, n. XXXVII.

D’Arcangeli V., Monumenti archeologici ed artistici del territorio di Soriano nel Cimino e delle zone limitrofe, 1967, “La Commerciale” di Camilli & Sora, Soriano nel Cimino, Viterbo.

D’Arcangeli V., Soriano nel Cimino, nella storia e nell’arte, 1981, a cura dell’Associazione Pro-Soriano.

Giannini P., L’amore per la solitudine del cardinale Egidio Antonini ed il Convento della SS. Trinità in Soriano.

Menichino G., Sensazioni uniche, Alto Lazio, Etruria misteriosa, escursionismo nella Tuscia viterbese. Club Alpino Italiano Sezione di Viterbo.

Torelli L., Secoli Agostiniani, Tomo Sesto, Google Books.

 

 

 

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22 Gennaio 1944/2014 – 70° dallo sbarco

Settanta anni fa le truppe anglo-americane sbarcavano ad Anzio, o forse a Nettuno o meglio, con buona pace delle due che cittadine che oggi si contendono stralci di memoria, sulla intermedia linea di costa. Sono tante, in questi giorni, le iniziative per commemorare il settantesimo anniversario dell’operazione Shingle, fra le quali il conferimento della cittadinanza onoraria di Anzio a Roger Waters, cantautore e compositore britannico fondatore dei Pink Floyd, figlio di un militare caduto durante i combattimenti che seguirono allo sbarco.

“Alle ore due del giorno 22 gennaio del 1944, il VI corpo d’armata  agli ordini del generale Lucas sbarca sulla costa di Anzio. Sulla zona le unità tedesche sono quasi inesistenti. Il generale Alexander, che si trova sul posto, sottolinea l’opportunità di spingere avanti pattuglie mobili, dotate di buona potenza di fuoco, per prendere contatto con il nemico. Anche Churchill è d’accordo su questo punto e risponde: “Vi ringrazio per il vostro messaggio. Sono felicissimo che procediate rapidamente a puntare in profondità, invece di attardarvi a consolidare la testa di ponte”. 

Furono gli americani a non avere il coraggio di procedere speditamente verso Roma? oppure i tedeschi riuscirono a riorganizzarsi in poco tempo opponendosi all’avanzata? che ruolo ebbe la popolazione civile? Secondo lo scrittore Antonio Pennacchi ci fu una sorta di “resistenza dei coloni” contro gli alleati (L’Espresso n. 2 anno LX del 16/1/14). Il protrarsi dello scontro fu imputabile ad un errore strategico degli americani oppure i tedeschi furono aiutati dalla popolazione civile ed in particolare dai coloni che, grazie a Mussolini, avevano trovato lì terre da redimere, poi da coltivare e quindi nuovo lavoro e speranze per il futuro? In entrambi i casi si  sottovalutarono le conseguenze: la lunga fase di stallo nei combattimenti portò la battaglia a protrarsi proprio lì, su quelle terre faticosamente strappate alle acque.

Intanto la popolazione di Cisterna apprende dello sbarco e pensa che la guerra sia al termine, invece la cittadina sta per trasformarsi in campo di scontro feroce.

Potrà sembrare inconsueto che un blog speleologico tratti questi avvenimenti e forse lo è, ma solo in parte. Nel 2011 la nostra associazione ha intrapreso lo studio delle Grotte Caetani di Cisterna di Latina. Come sempre, le indagini sono partite dalla contestualizzazione degli ipogei, realizzata con ricerche bibliografiche e di archivio. In breve ci si è resi conto della necessità di provare a ricostruirne la storia a ritroso, partendo dall’analisi degli eventi più recenti che avevano visto le grotte trasformarsi in rifugio per la popolazione civile. Da lì la consapevolezza di dover affrontare lo studio anche con l’intento di restituire, per quanto possibile, “memoria ai luoghi”.

Per ricostruire come la popolazione civile visse quei giorni abbiamo ascoltato i protagonisti dell’epoca e dato voce al volume “A nord del cielo di Anzio e Nettuno”. L’autore, padre Eugenio Calderazzo, era un frate  cappuccino che si trovava casualmente a Cisterna in visita alla famiglia e che rimase nelle grotte a fianco dei cisternesi. Il racconto ha un pathos che cresce con il passare dei giorni, di pari passo con il peggioramento della situazione sul campo di  battaglia, come peraltro confermano i dispacci dal fronte. Abbiamo allora unito gli uni agli altri, il racconto di Padre Eugenio e le relazioni dei comandi interessati e ne è nato un “diario” di rara intensità.

Cisterna aveva già subito altre due volte la totale distruzione: nel 1165, durante le lotte tra Federico Barbarossa e il papato e nel 1328, ad opera delle truppe di Ludovico il Bavaro. Nel gennaio 1944, a seguito dello sbarco, la popolazione di Cisterna sarà costretta a rifugiarsi per 48 giorni nei numerosi sotterranei scavati, mentre la sfortunata città sarà distrutta per la terza volta nella sua storia (Mariotti, 1968; Caldarazzo, 1966).

La già difficile storia di Cisterna

La origini di Cisterna sono antichissime come accertato da ritrovamenti preistorici nella zona. Poi però, nonostante la vicinanza di una grande opera pubblica come la via Appia e le due vicine stazioni di posta di Tres Tabernae e Ad Sponsas, allo stato delle conoscenze non è stato possibile accertare se il primario insediamento strutturato sia stato realizzato o meno su un impianto romano. Gli inizi certi di Cisterna come centro abitato risalgono all’VIII sec. d.C., quando vi fu costruita una vasta azienda agricola (domusculta). Nel 967 è attestato un “casale cisternae”, sotto il controllo dei Conti di Tuscolo, signori del Lazio meridionale; il casale divenne poi un castello fortificato dei Conti nel 1112 (castrum Cisternae). Nel 1146 i Frangipane presero il controllo del luogo trasformandolo in un borgo, protetto dalla Torre Frangipane che, ricostruita nel XIII secolo, domina ancora oggi l’abitato.

Nel 1165, durante le lotte tra Federico Barbarossa e il papato, Cisterna subì la prima distruzione.

La decadenza dei Frangipane portò già alla fine del XIII sec. il borgo sotto l’influenza dei Caetani. La prosecuzione degli scontri tra papato ed impero ebbero per conseguenza la seconda completa distruzione di Cisterna nel 1328, ad opera delle truppe di Ludovico il Bavaro.

Ciò che rimase della cittadella vide ancora tanti cambi di proprietà nel corso del XV secolo: dai Frangipane agli Orsini e da questi ai Caetani, che subirono numerose confische ed assassinii perpetrati da Alessandro VI Borgia, fino a quando papa Giulio II restituì loro le terre nel 1504. Da quel momento in poi Cisterna rimase feudo indiscusso dei Caetani. Nel 1560 la cittadina, divenuto nucleo agricolo di una certa importanza, assunse la configurazione di centro residenziale e amministrativo delle proprietà Caetani. Bonifacio Caetani iniziò la costruzione del grande palazzo inglobando l’antica torre Frangipane del XIII sec. e il pozzo-cisterna situato ancora oggi nel cortile centrale (Pennacchi, 2011).

La vita a Cisterna proseguì finalmente tranquilla. Trovandosi ai margini della grande palude fu interessata a vario titolo dalle numerose quanto sfortunate opere di bonifica della piana, sino a quella decisiva degli anni ‘30 intrapresa da Mussolini.

La vita nelle Grotte

Bollettino del Comando supremo delle Forze Armate. “Nelle prime ore del 22 (gennaio 1944 ndr) truppe Anglo-americane sono sbarcate ai due lati di Nettuno, sulla costa del Mar Tirreno…”.

A Cisterna la popolazione civile si trasferisce ovunque sotto terra, negli innumerevoli ambienti ipogei della città (cantine, cunicoli, gallerie) che prendono il nome dei proprietari: Grotte Caetani, Grotta Luiselli, Grotta Corsi, Grotta Paliani, Grotta Zampini, Grotta Carolina. E chissà in quante altre andate distrutte delle quali non si è conservata memoria.

Ed ecco il racconto di padre Eugenio, in corsivo virgolettato, unito alle notizie provenienti dal fronte.

22 gennaio 1944

Dal fronte: la mattina del 22 gennaio 1944 la 24° Brigata Guardie, avamposto della 1° Divisione di Fanteria britannica, effettua lo sbarco senza trovare alcuna opposizione: i due battaglioni tedeschi che si trovano in zona evitano di esporsi troppo. I porti di Anzio e Nettuno sono presi intatti e non ci sono truppe tedesche a presidiare la strada verso Roma.

“Centinaia di apparecchi sorvolano Cisterna, assordante rombo di motori, di mitraglia e di bombe. Come in un richiamo atavico si va sotto terra, nel tentativo di essere accolti in un grembo protetto”.

23 gennaio 1944

Attaccata al muro di pozzolana, tra due mazzetti di semprevivi, qualcuno ha appeso l’immagine di una dolce Madonna col bimbo. Vicino una lampada ad olio. Fa da sottofondo il pianto dei bimbi”.

Dal fronte: contrariamente alle prime già riportate considerazioni del Generale inglese Alexander, condivise da Churchill, ovvero l’opportunità di spingere avanti pattuglie mobili dotate di buona potenza di fuoco per prendere immediato contatto con il nemico, le prime settantadue ore vengono spese dal Generale americano Lucas in attacchi esplorativi di scarsa rilevanza in direzione di Cisterna e Campoleone, senza tentare alcuna avanzata. Entro la sera del giorno 23 le due divisioni sono al completo. Il generale Lucas si è limitato a rafforzare la testa di sbarco, preoccupandosi che venissero sbarcati automezzi e materiali. Quando decide di partire si trova di fronte 8 divisioni tedesche.

25 gennaio 1944

Dal fronte: Il generale Alexander riferisce che  la testa di sbarco può considerarsi ragionevolmente sicura. La 3′ divisione americana si trova a 5 Km da Cisterna e su tutto il fronte viene mantenuto il contatto con il nemico. Il 1° Battaglione Irlandese ed il 1° Scozzese vengono respinti mentre tentano di prendere Campoleone, ma anziché ripiegare, tengono la posizione.

“Il ricovero Caetani subisce il battesimo del sangue: usciti per attingere l’acqua muore un padre e due giovinetti rimangono feriti”.

26 gennaio 1944

“Nelle grotte Caetani fanno capolino i primi abusi e la prepotenza di alcuni inizia a dare fastidio. ‘Siamo tutti uguali’, ripetuto spesso, preoccupa. Hanno fiducia in me, nella mia ascendenza sacerdotale, e allora mi costituisco capo del ricovero. Si scappa dalla grotta di Luiselli in cerca di asilo in grotte più sicure. Scendo per benedire le vittime rimaste sepolte e trovo scene strazianti”.

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27 gennaio 1944

“Contrasto di luce e tenebre anche oggi: luce di sole nel cielo effuso di perle, tenebre di notte, sotterra, nelle grotte affumicate da lucignoli e qualche mozzicone di candela. Si celebra la messa di ringraziamento per lo scampato pericolo di ieri. Il parroco celebra un battesimo nella grotta Corsi. Cadono bombe sulla grotta Paliani seminando distruzione e morte”.

Dal fronte giungono gravi notizie: né Cisterna, né Campoleone sono state conquistate; la brigata Guardie ha respinto un contrattacco di fanteria e carri armati e ha fatto qualche progresso, ma si trova ancora a 2,5 Km da Campoleone, mentre gli americani sono sempre a sud di Cisterna.

28 gennaio 1944

“Raggiungo tutte le grotte per spiegare che il parroco Nardini ha abbandonato la città autorizzandomi a sostituirlo in ogni funzione, fatta eccezione per i matrimoni”.

29 gennaio 1944

“Boati agghiaccianti come venisse la fine del mondo danno a tutta la città sotterranea l’aspetto di una terrificante bolgia. Grida disperate, pianti e svenimenti. Si spengono anche i lumi e la grotta diviene oscura, come una tomba che sta per chiudersi su tanta vita. La grotta Zampini e Carolina si riempiono d’acqua proveniente dalle distrutte dal bombardamento della mattina. Alcuni volontari usciranno per andare a chiudere le saracinesche ed impedire il disastro”.

30 gennaio 1944

“Quasi ogni grotta ha avuto il suo battesimo di sangue. Le vittime vengono deposte in cimiteri improvvisati. Passi frettolosi lungo la scala di accesso alle Grotte Caetani: uno scoppio scuote la grotta, una granata è scoppiata all’ingresso. Da tutte le nicchie è vociare di grida e pianti, convulso chiamare di persone. Poi la tragedia appare in tutta la sua feroce realtà: due morti e due feriti”.

Dal fronte: il VI corpo d’armata americano guadagna un po’ di terreno, ma la 3′ divisione americana non riesce a conquistare Cisterna.

2 febbraio 1944

“In tutte le grotte continua la lotta per la vita: vite che soccombono e che germogliano. Cinque battesimi, compaiono come fiori alcuni nastri bianchi nelle grotte”.

Dal fronte: il generale Alexander visita nuovamente il fronte e manda a Churchill un nuovo rapporto sulla situazione. La resistenza tedesca si è accentrata intorno a Cisterna e a Campoleone. Non è possibile sferrare nuova offensiva fino a che non vengano conquistate le due località. La 3′ divisione americana si è battuta duramente per Cisterna negli ultimi giorni e gli uomini sono stanchi, demoralizzati e lontani ancora quasi un chilometro dal centro della città.

3-4 febbraio 1944

“Nelle grotte si cerca di ammazzare il tempo. Gli uomini giocano a carte o si prestano per la pulizia: le donne rammendano i pochi indumenti restanti, i bambini stanno ad osservare. Alle 16.30 giunge un gruppo di profughi proveniente dai vari borghi, ma il rifugio è già sovraffollato. Sono sette persone, li facciamo entrare per passar la notte, domani si vedrà…”.

Dal fronte: il 1° Battaglione Irlandese viene improvvisamente accerchiato e catturato dai tedeschi che tentano di condurli nelle proprie retrovie. Ne segue una colluttazione durante la quale 20 tedeschi restano uccisi e 9 fatti prigionieri.

Padre Eugenio racconta che il rifugio è già sovraffollato, nelle grotte ci sono ormai quasi cinquemila persone. Per avere un’idea di cosa significa vivere (non scendere durante i bombardamenti o dormirci la notte, ma vivere per 48 giorni) in tanti in un ambiente sotterraneo buio, illuminato con candele e non areato, basta guardare la planimetria delle Grotte Caetani. Per quanto si tratti di ambienti imponenti è evidente che le famiglie vivessero unite le une alle altre, senza privacy, senza spazio per stendersi e dormire contemporaneamente, senza vie di fuga in caso di rastrellamenti e rappresaglie o di crolli dovuti ai bombardamenti.

 

18-22 febbraio 1944

“I tedeschi ricominciano a scendere nelle nostre grotte: questa volta non per ubriacarsi, ma per rappresaglia. Nella mia ne sono scesi tre, armati di tutto punto, cercando uomini validi che sembrano scomparsi. Gli spiegano che non c’è più nessuno. Risalgono con rumore di scarponi ferrati”.

1 Marzo 1944

“È un mese e nove giorni che si vive nelle grotte! Quanto tempo ci si resterà ancora? Chi lo sa! Forse giorni, forse mesi… Nelle grotte ci si comincia ad abituare a non starci tanto male, ma qualcuno vuole starci meglio e vanta pretese, diritti…”.

3-6 marzo 1944

“I briganti nelle tenebre. Già nella mia grotta era sparita molta farina raccolta per il pane comune ai primi di febbraio e si era pensato che fosse stata venduta la mercato nero. Invece. Briganti veri e propri si aggiravano di notte a rubare gli oggetti nascosti da molte famiglie nei giardinetti delle abitazioni”.

14 Marzo 1944

“Siamo qui dentro da 45 giorni. I volti sono tutti uguali: sbiancati, dalle occhiaie infossate per estenuazioni e privazioni di ogni genere”.

Dal fronte: i tre battaglioni della 24° Brigata Guardie hanno perso l’ottanta per cento della forza ed il 1° Battaglione Irlandese ha cessato di esistere come forza combattente.

19 Marzo 1944: sfollare la città entro 24 ore!

“La mattina in molte grotte vi era stata una gara a  preparare un degno altarino per la celebrazione della Festa di San Giuseppe. L’ordine tedesco si diffonde in un baleno. O restare per morire bruciati da bidoni di benzina nelle grotte che, così purificate, sarebbero servite da casematte, oppure affrontare l’esilio verso ignorate destinazioni. Ci si prepara ad uscire dalle grotte. Ma dove andremo?”

I giorni delle grotte finiscono così. Il 19 Marzo del 1944 tutti gli abitanti di Cisterna vengono sfollati verso Roma e Velletri. Il legame con la storia è certamente ancor oggi l’aspetto più significativo delle grotte Caetani, tanto che Felice Poliani, ex sindaco di Cisterna, definiva le Grotte Caetani un “Tempio della Memoria”. Il 19 Marzo di ogni anno, a Cisterna, viene commemorato l’Esodo cisternese.

La battaglia andò avanti. Ad aprile gli americani riuscirono finalmente ad uscire dalla situazione di stallo conquistando Aprilia. A maggio, raggiunti dai rinforzi, sferrarono una dura offensiva che prese il nome di “Operazione Buffalo”: i tedeschi furono costretti a cedere Littoria (Latina) e si arroccarono su Cisterna orami deserta. Gli Alleati concentrarono qui i loro sforzi e dopo una battaglia durissima riuscirono ad entrare a Cisterna. La battaglia terminerà il 25 Maggio 1944. Nella foto di repertorio l’ingresso della 3°, 34° e 45° Divisione Rangers nel Palazzo Caetani dove i tedeschi si erano asserragliati. L’Agro Pontino era finalmente liberato… ma la città di Cisterna non c’era più, rasa al suolo con gli edifici distrutti per il 96%.

Le Grotte Caetani oggi

Il complesso ipogeo di Cisterna di Latina denominato “Grotte Caetani” conserva ancora l’accesso principale dalla scala elicoidale del Palazzo omonimo ed è costituito da una serie continua ed interconnessa di sotterranei scavati all’interno dell’esteso banco tufaceo sul quale è sorto il primo nucleo storico di Cisterna di Latina. Il risultato di dettaglio degli studi condotti è stato presentato all’VIII Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali (Ragusa, Settembre 2012) e pubblicato in atti. Ad esso si rimanda per una informazione completa.

In sintesi è possibile evidenziare che la planimetria dei sotterranei, proiettata sulla topografia attuale di Cisterna, restituisce l’evidenza che le “Grotte Caetani” non si sviluppano, in realtà, sotto al palazzo Caetani ma ne costituiscono un ingresso secondario affacciato verso il Fosso di Cisterna e la via Appia Antica; probabilmente associato a stalle o magazzini. Osservando la stessa planimetria proiettata sulla mappa del catasto Gregoriano si ha la conferma che anche in precedenza alcuni ambienti non erano correlati al palazzo nobiliare ma piuttosto alle abitazioni sovrastanti, comunicando con l’ipogeo principale attraverso aperture posticce realizzate verosimilmente durante I Giorni delle Grotte. Si tratta di pertinenze di alcune abitazioni che affacciavano sul Fosso di Cisterna, ancora individuabili nelle foto scattate prima della guerra (esposte nei locali del vecchio Municipio). È plausibile che anche le altre abitazioni allineate lungo il torrente disponessero di analoghe strutture sotterranee. Purtroppo la guerra e più di recente l’intubamento del Fosso di Cisterna hanno cancellato ogni eventuale traccia residuale.

L’analisi tipologica e strutturale delle Grotte condotta dai ricercatori del Centro Ricerche Sotteranee Egeria ha posto in evidenza che in realtà l’area sotterranea denominata Grotte Caetani non è un unicum ma deriva dall’unione di quattro distinte macro-zone, unite le une alle altre. L’unione delle Gallerie Caetani con i sotterranei della chiesa di San Pasquale per la necessità di dotare il rifugio sotto la chiesa di un secondo accesso, durante i Giorni delle Grotte, è riportato con chiarezza dalle fonti (Mariotti, 1968). Le maldestre aperture (brecce) presenti sui lati della grande cisterna sono invece controverse. Forse rese necessarie per raggiungere, durante i Giorni delle Grotte, gli ambienti lungo il fosso i cui ingressi erano crollati a causa dei bombardamenti tombando chi si era rifugiato in quella zona. Oppure procurate dai tedeschi che si erano asserragliati nel palazzo Caetani per creare transiti di piccole dimensioni più facilmente controllabili rispetto alle ampie gallerie e sale? Ecco come si presentano, oggi le quattro diverse zone.

Le Gallerie Caetani (in verde), pertinenza del palazzo omonimo, in alcuni casi rimaneggiamento di preesistenti strutture adattate alle necessità della residenza. Le ampie gallerie possono essere raggiunte ancor oggi dal Palazzo Caetani per mezzo della scala che percorsero i cisternesi durante i Giorni delle Grotte. È probabile che in questa prima zona i Caetani ospitassero magazzini, cantine e attività correlate alla produzione di vino e/o olio. Le tracce di incavi sulle pareti e sulla volta, ancora visibili, hanno fatto ipotizzare la presenza di un torchio per la spremitura di uva o olive.  La scala elicoidale raggiungeva anche le cucine (attuale sala dei Presepi) e poteva consentire il trasporto a dorso di mulo di derrate alimentari o altro. Anche gli ambienti secondari tutt’oggi visibili (camere laterali di grandi dimensioni) potevano essere stalle o magazzini, anche se gli eventi narrati hanno cancellato ogni indizio di eventuale diversa funzione.

I sotterranei della Chiesa di San Pasquale Baylon ( in rosso ) sono raggiungibili dall’ultima camera a sinistra delle Gallerie Caetani, con una risalita da attrezzare con scala o corda. Questa zona costituiva una struttura altra rispetto ai sotterranei del Palazzo Caetani, collegata alla soprastante Chiesa di San Pasquale Baylon oggi scomparsa, ma ancora presente nell’attuale toponomastica cisternese e della quale è ancora ben visibile, all’esterno, parte del basamento. Il passaggio che oggi la congiunge alle gallerie Caetani è stato realizzato durante la II Guerra Mondiale.

La grande cisterna sotterranea ( in blu) era in origine strutturalmente separata dalle Grotte Caetani e dalle cantine che descriveremo nel seguito. Gli attuali passaggi sono in realtà “brecce” realizzate nelle mura di contenimento della cisterna. Le aperture dalle quali si accede sembrano relativamente recenti, realizzate forse durante la Seconda Guerra Mondiale per l’adattamento dei sotterranei a rifugio. All’estremità sud è presente una struttura ad arco ogivale, che separa il pozzo circolare, distinto dalla cisterna stessa e chiuso in alto da tavelloni moderni. All’estremità nord si nota un corposo e vasto interramento proveniente dal fosso esterno. La posizione dell’unico pozzo presente, posto approssimativamente al di sotto dell’attuale Via delle Scuderie, suggerisce che l’opera potesse essere anche collegata alle scuderie del palazzo Caetani, ragionevolmente collocate proprio in questa zona, tra la summenzionata strada e Via del Pozzo di Nerone.

Sono infine identificabili, con accessi sul lato est della cisterna, un ipogeo quasi del tutto ostruito da frane ed una serie di ipogei comunicanti tra loro (in giallo) fra i quali di notano almeno cinque ambienti che, pur oggi collegati fra loro, conservano tratti che li differenziano profondamente, li attribuiscono a funzioni diverse e in taluni casi li correlano alle abitazioni soprastanti.

Ecco l’esempio di come una indagine speleologica in cavità artificiali può contribuire a ricostruire frammenti della nostra storia, più o meno recente.

Carla Galeazzi©Egeria Centro Ricerche Sotterranee

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Opere citate

P. Caldarazzo da Montefusco E., 1966, A nord del cielo di Anzio e Nettuno. Tipografia Leone, Foggia.

Galieti A., 1948, Le origini medievali di Cisterna Neronis. Archivi della Società Romana di Storia Patria, Volume LXXI, pp.89-108, Roma.

Mariotti U., 1968, Storia di Cisterna, Latina.

Pennacchi L. M., 2011, Cisterna e i Caetani. Arte e committenza fra Cinquecento e Settecento. Dalai Editore.

 

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