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Cappadocia (Turchia): l’insediamento rupestre di Karlik

31 Ago

Di Carla Galeazzi1,2 e Carlo Germani1,2

1Egeria Centro Ricerche Sotterranee; 2Commissione Nazionale Cavità Artificiali SSI

La regione della Cappadocia, nella Turchia centrale, offre paesaggi spettacolari noti in tutto il mondo, caratterizzati da particolari conformazioni geologiche scavate nel corso dei millenni per ricavare singole abitazioni o intere città sotterranee, colombaie, sistemi difensivi e opere di culto fra le quali innumerevoli chiese affrescate. Nel tempo Ittiti, Persiani, Romani, Bizantini, Ottomani e Turchi hanno governato questa regione dell’Anatolia centrale.

La Cappadocia comprende le città di Nevşehir, Ürgüp, Avanos, le valli di Zelve ed Ihlara (Peristrema), i siti di Uçhisar, Karain, Karlik, Yesiloz, Soganli e le città sotterranee di Kaymaklı e Derinkuyu. Karlik, nel distretto di Ürgüp, è situato sulla riva sinistra del fiume Derebag, affluente del  Kizilirmak, fra gli abitati di Karain e Yesiloz, 25 km a SE di Nevşehir.

Il piccolo abitato è sovrastato da una imponente falesia tufacea che, anche da lontano, appare intensamente antropizzata. Innumerevoli sono le aperture nella roccia che evidenziano gli accessi ad ipogei che hanno ospitato nel lontano passato gli abitanti della zona, le loro case, le loro chiese e, ancora oggi, le greggi. Una strada sterrata, la cui realizzazione ha comportato l’obliterazione di molte strutture ipogee, parte dal piccolo cimitero di Karlik e con un percorso sinuoso porta dall’abitato odierno alla sommità dell’altopiano, dove sono ancora concentrate molte attività pastorali ed agricole.

Lo studio interdisciplinare condotto nel 2002 da Carlo Germani e Carla Galeazzi (Centro Ricerche Sotterranee EGERIA), Fabio Redi (Università di Pisa), Ezio Burri (Università dell’Aquila), Elena Di Labio e Nerio Leonori (Ass. La Stalattite Eccentrica) ha evidenziato come le strutture ipogee di Karlik siano pienamente in linea con le tante indagate in altre aree della regione da speleologi nel corso degli ultimi trenta anni.

Anche nella zona di Karlik si è riscontrata l’esistenza di accorgimenti difensivi a protezione delle abitazioni e delle strutture produttive, diffusamente riscontrati in tutta la regione cappadoce. Ciò che invece rende del tutto particolare questo abitato è la sua posizione esposta e relativamente difficile da proteggere da attacchi provenienti dall’esterno. Per questo gli antichi abitanti altomedievali adottarono una configurazione difensiva diversa dal consueto, con una sorta di inversione della struttura.

L’antica Karlik rappresenta infatti un raro esempio di villaggio “all’inverso”, con le zone produttive situate alla sommità e non alla base dell’insediamento, seguite – a scendere – dalla zona abitativa, di culto e stoccaggio delle riserve alimentari e, infine, da quella commerciale, adibita allo scambio di prodotti con gli abitanti delle zone vicine. Gli ingressi alle strutture abitative erano in gran parte localizzati alla sommità del pianoro da dove, probabilmente con scale in legno, si scendeva nel cuore della montagna verso gli ambienti di conservazione delle derrate alimentari, le abitazioni, i luoghi di culto. Le finestre verso valle erano protette dalla loro stessa altezza o da grosse pietre – macina, i passaggi attraverso la falesia più alta erano poco visibili e protetti da “posti di guardia” scavati nella roccia.

Per semplificare l’individuazione degli ipogei, abbiamo a suo tempo suddiviso l’area in quattro fasce, dal basso salendo verso l’altopiano.

Fascia bassa. Corrisponde all’attuale abitato della città di Karlik. Le strutture ipogee presenti sono ancora in gran parte utilizzate dagli abitanti del villaggio e pertanto di difficile accesso. Abbiamo notato vari ovili (uno dei quali ricavato in una chiesa rupestre) e una cisterna ancora collegata, all’epoca dello studio, ad una serie di canali di irrigazione.

L

Fascia intermedia. Nel 2002 presentava traccia di recenti coltivazioni a terrazza. Si sviluppa da SW a NE a partire dal tornante della strada sterrata, fino ad un ampio ghiaione. È caratterizzata da numerosi ipogei molto danneggiati e da due complesse ed interessanti strutture rupestri.

Fascia alta.  Lungo questa bellissima e lunghissima falesia alta dai 15 ai 25 metri si sviluppava la città sotterranea vera e propria, come testimoniano le tante finestre che si affacciano sulla vallata. Purtroppo l’accesso ai vari ambienti (che avveniva dal pianoro sommitale) è in larga parte impedito dai crolli che ne hanno obliterato gli ingressi rendendo molto difficoltosa l’esplorazione.

L’accesso al pianoro sommitale era assicurato da scale intagliate nella roccia, poco visibili dal basso, che consentivano il passaggio di una sola persona per volta e fiancheggiate da ipogei (ora diruti) realizzati in modo tale da poterne controllarne l’accesso.

Pianoro sommitale. L’altopiano che sovrasta Karlik era ancora utilizzato, nel 2002, per coltivare grano ed altri prodotti. Sull’area sommitale erano ancora visibili ampie aree di cattura delle acque piovane, cisterne e canalizzazioni per il trasporto dell’acqua.  In prossimità di una grande cisterna erano ben visibili le tracce lasciate dal passaggio di carri. Nel corso dei secoli le cisterne e le aree di raccolta acqua sono state abbandonate e quindi riutilizzate come stalle ed ovili, come testimoniano vari muretti a secco. Sullo stesso pianoro sono state notate tombe a fossa.

L’esplorazione speleologica, pur analizzando ogni evidenza sul territorio, si è concentrata prevalentemente nelle due falesie corrispondenti alle fasce intermedia e alta, mentre all’altopiano è stata dedicata solo una giornata di ricognizione. L’indagine, sia pur parziale, ci ha permesso di acquisire la documentazione fotografica e topografica di molti ipogei, che sono stati codificati e censiti per ricostruire le diverse fasi di utilizzo dell’insediamento rupestre. Nella zona sono in programma nuove esplorazioni da parte della nostra associazione in collaborazione con colleghi della Commissione Nazionale Cavità Artificiali SSI, che consentiranno di acquisire dati completi sull’insediamento.

Bibliografia Burri E., Germani C., Malandra C., Redi F., 2002, L’insediamento sotterraneo di Karlik in Cappadocia (Distretto di Urgup – Provincia di Nevsehir – Turchia). In Archeologia medievale, XXIX – 2002, pp. 355-369.

 
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Pubblicato da su 31 agosto 2014 in Cavità artificiali, Insediamenti

 

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