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Emissario Albano: progetto Albanus un anno dopo

07 Ago

La fase esplorativa del Progetto Albanus, promosso e condotto dalla Federazione Hypogea (http://hypogea-web.blogspot.it/) è iniziata nell’estate 2013. Prima di descrivere le fasi degli interventi eseguiti occorre fare un passo indietro nel tempo. Le periodiche verifiche condotte dal Centro Ricerche Sotterranee Egeria prima dell’inizio del Progetto Albanus, limitate alle sole porzioni visibili, fuori terra, della struttura nella zona dell’incile, avevano evidenziato nel 2008 la totale assenza di acqua nel canale sotterraneo e, a partire dal 2009, la “ricomparsa” dell’acqua con una incomprensibile inversione di flusso verso il lago.

Nel corso dei sopralluoghi preliminari allo studio attuale avevamo anche notato, nella zona dell’incile, un moderno rialzamento in mattoni della dighetta interna, prima inesistente, che ha provocato nel condotto un cospicuo innalzamento dell’acqua rispetto al 2009. Non sappiamo da chi e perché sia stato effettuato l’intervento che però, come vedremo nel seguito, ha provocato non poche problematiche all’equilibrio idrico della struttura rendendo molto più complesse del previsto le attuali esplorazioni.

 

Nel 2013 l’incile si presentava sommerso di vegetazione spontanea. Un primo intervento degli operatori del Parco Regionale dei Castelli Romani, al quale ha fatto seguito la giornata di ripulitura straordinaria promossa da Hypogea in occasione della manifestazione “Puliamo il Mondo – Puliamo il Buio”, ha riportato l’area in condizioni ottimali per dare il via alle esplorazioni.

Fase 1. Lo studio è stato affrontato partendo dall’incile. Il canale sotterraneo si presentava completamente allagato, tanto da richiedere l’intervento dei tecnici speleo-subacquei della A.S.S.O., afferenti alla Federazione Hypogea. Pur con tecniche specifiche, tuttavia, la progressione in immersione si è rivelata impossibile. I tre tentativi di superare lo sbarramento, nel tratto in cui la volta del condotto si abbassa fino a sfiorare l’acqua, a circa 36 metri dall’ingresso, hanno attestato che i 130 cm di elemento semi-liquido risultavano composti da un 1 metro e 10 cm di limo e fango e solo 20 cm di acqua in sospensione sulla superficie. Tale condizione ha reso impossibile proseguire l’esplorazione in sicurezza ed è dunque stata sospesa. Una troupe della trasmissione Voyager ha seguito e documentato insieme a noi questi primi tentativi di esplorazione.

Fase 2. Le esplorazioni si sono spostate all’uscita dell’emissario in località Le Mole di Castel Gandolfo, dove oltre un cancello metallico è possibile accedere al canale sotterraneo da un passaggio di modeste dimensioni lasciato aperto all’epoca in cui fu realizzato il muro di tamponatura per impedire che uscissero odori sgradevoli derivanti dal riversamento delle acque del depuratore.

Oltre alla difficoltà di far penetrare nel piccolo foro di ingresso le attrezzature necessarie, il primo tratto si presentava colmo di rifiuti, in gran parte costituiti da pezzi di vetro, materiali di risulta degli ultimi lavori effettuati (palanche in legno, reti ecc.)

E’ stata fatta una sommaria ripulitura per consentire il passaggio delle squadre di esplorazione che si sono però fermate dopo circa 40 metri, in corrispondenza del primo pozzo, dove un cumulo di terra e materiali provenienti dal campi sovrastanti (reti di plastica, scarti edilizi, rifiuti, radici di un grande fico che si erano introdotte all’interno con filamenti lunghi oltre tre metri ecc.) precludevano ogni  possibilità di proseguire.

Fino a poche settimane fa, dunque, l’emissario Albano risultava quindi percorribile, con grande difficoltà, solo per circa 36 metri dal lato incile e più o meno altrettanti a Le Mole, a fronte dei 1450 totali che attendono di essere esplorati e documentati.

Fase 3. La zona di intervento primario si è spostata in terreno privato dove, grazie alla cortesia e alla disponibilità del proprietario, abbiamo potuto raggiungere il primo pozzo dall’alto e, con interventi mirati, ripristinare l’originaria percorrenza dell’acqua dal lago verso le Mole. Ciò ha consentito il drenaggio di una parte dell’acqua presente nel condotto, in particolare quella che ristagnava all’incile dopo il recente (2009 – 2013) e già citato intervento di rialzamento della “dighetta” interna. Il livello dell’acqua si è complessivamente abbassato di circa 90 cm.

In Loc. Le Mole l’acqua dell’emissario alimentava un tempo i vasconi della piazza dove le donne si recavano a lavare i panni. Oggi qui si svolgono annualmente rievocazioni storiche con lavandaie in costume e la poca acqua che ancora esce dall’emissario è stata incanalata verso il fosso. L’intervento di drenaggio è stato quindi costantemente monitorato dai tecnici di Hypogea, verificando che l’acqua in più convogliata verso Le Mole scorresse e si incanalasse lentamente verso il fosso per non superare il livello di sbarramento interno provocando una tracimazione nei vasconi.

Ciò nonostante, domenica 6 Luglio nelle vasche è comparsa all’improvviso acqua chiara, seguita da fango e ancora da acqua limpida. La fuoriuscita è durata circa 4 ore. Non era previsto che accadesse, ma al dispiacere per aver involontariamente generato un po’ di preoccupazione negli abitanti è subentrata una grande emozione. In speleologia diremmo “era saltato il tappo” con ciò intendendo che gli ultimi residui terrosi presenti verso Le Mole erano stati dilavati dall’acqua che scorre ora all’interno. Era la conferma che lo studio stava proseguendo correttamente e che l’acqua dell’emissario Albano, quel giorno, ha “semplicemente” ritrovato la corretta direzione di scorrimento. L’opera progettata in un lontanissimo passato si è risvegliata da un lungo sonno tormentato.

In questa nuova situazione anche la progressione sul lato delle Mole è diventata meno complessa ed il 31 luglio scorso le squadre di tecnici e ricercatori sono riuscite ad entrare nell’emissario per circa 400 metri in corrispondenza del secondo pozzo. La condizione strutturale del canale sotterraneo appare perfetta. L’acqua, limpidissima, in alcuni tratti supera il 2 metri ed è molto fredda per la presenza di quel rivolo che continua ad alimentare la struttura: nelle prossime fasi esplorative scopriremo finalmente da dove proviene. Le concrezioni sono suggestive come le immaginavamo.

Di seguito sezione dell’emissario Albano. Le linee tratteggiate riportano i condotti ipotizzati dal Piranesi. Le frecce verticali al centro del condotto indicano le zone di occlusione per la presenza di concrezionamento (da Castellani, Civiltà dell’Acqua, Editorial Service System). Le frecce in rosso indicano le porzioni fin qui esplorate nell’ambito del Progetto Albanus.

Diapositiva1

In Civiltà dell’Acqua Castellani scriveva: “Nibby nel 1848 descrisse l’emissario riportando l’esistenza di 62 pozzi a 120 piedi di distanza uno dall’altro, coniugando le ipotesi di Piranesi con le prescrizioni di Frontino. Particolare del tutto inesistente, che dimostra come né il Nibby né altri avessero mai realmente rivisitato l’emissario…”

E questo spiega alcune ricostruzioni fantasiose fatte nel passato del tracciato dell’emissario albano. Lo stesso Vittorio precisa tuttavia che, proprio in corrispondenza delle colate calcitiche,  non fu possibile attraversare il condotto, né studiarne la volta, per poter escludere con certezza l’esistenza di altri pozzi in tale tratto. Li potrebbe trovarsi dunque un pozzo ancora sconosciuto. Ma appare improbabile che la popolazione del luogo, che da sempre utilizza i terreni sovrastanti, non lo abbia mai notato. Mentre è ragionevole ipotizzare che il condotto sia alimentato, proprio in corrispondenza del concrezionamento, da sorgenti, falde sospese o altro. Per dare una risposta alle ipotesi è però necessario raggiungere il cuore dell’emissario, ovvero la sua porzione centrale.

All’incile il silenzio ha ripreso il posto del mormorio dell’acqua che vi scorreva negli ultimi anni.  Il cospicuo deposito fangoso, invisibile fino alle immersioni speleo-subacquee condotte grazie al Progetto Albanus dovrà essere rimosso. La Federazione Hypogea sta valutando diverse ipotesi di intervento che, necessariamente, dovranno essere supportate dal Comune e dal Parco.

Al completamento del progetto mancano ancora due anni. Il prossimo obiettivo è il ripristino della percorribilità interna che consentirà di effettuare il rilievo topografico ed acquisire la documentazione iconografica della struttura. Azioni preliminari alle successive valutazioni scientifiche. Un lavoro ancora lungo e complesso, ma affascinante. Intanto, un primo importante obiettivo è stato raggiunto: il cuore dell’emissario Albano è finalmente tornato a battere, insieme ai nostri.

La relazione preliminare sugli esiti del Progetto Albanus sarà presentata al Congresso Internazionale di Speleologia in Cavità Artificiali che si svolgerà a Roma nel Marzo 2015.

Carla Galeazzi ©Egeria Centro Ricerche Sotterranee

 

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