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Progetto IPODATA: parte anche la stazione di monitoraggio sismico nel bunker del Soratte.

12 Set

Sabato 31 Agosto 2013 si è tenuta la giornata di studi “Soratte Pelle di Roccia e Cuor di Cemento” dedicata al monte Soratte e ai suoi ipogei artificiali. Nel corso dell’iniziativa sono stati presentati i risultati dei lavori di riadattamento alla fruizione turistica condotti in superficie ed in ambienti ipogei dall’Arch. Gregory Paolucci (www.bunkersoratte.it).

Nel corso dell’evento è stata inaugurata la stazione di monitoraggio sismico di ultima generazione installata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia presso i bunker del Monte Soratte, mostrando sia le registrazioni che i risultati del monitoraggio sismico, su scala locale e planetaria, ricavati dalla stazione sismica del bunker. Sono intervenuti il Dott. Paolo Casale, il Dott. Luciano Mondiali e Cristiana Balerna.

L’installazione della stazione nel bunker del monte Soratte è uno dei frutti del progetto IPODATA, partito otto anni fa grazie ad una convenzione stipulata fra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e la Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana. Il progetto, coordinato da Carlo Germani, ha per scopo l’individuazione di cavità ipogee idonee ad ospitare sismometri a “larga banda”, cioè ad alta sensibilità su tutta la gamma di frequenze di interesse sismologico. Tali strumenti sono capaci di registrare movimenti veloci e lentissimi del suolo, ma richiedono di essere alloggiati in siti con particolari caratteristiche, quali ad esempio la stabilità termica.

L’attività speleologica è consistita in una preventiva fase di ricognizione dei siti ipogei artificiali o naturali potenzialmente idonei, alla quale è seguita una selezione sulla base di precisi requisiti indicati dai sismologi. Sono stati successivamente effettuati sopralluoghi congiunti ai siti prescelti, nel corso dei quali il personale INGV ha selezionato i siti adatti, sia dal punto di vista sismologico che logistico.

I primi sopralluoghi sperimentali sono stati eseguiti nel 2005 in alcuni siti ipogei dei Castelli Romani (Germani, 2005, Il progetto IPODATA, Nota preliminare. Opera Ipogea, n. 1-2/2005, Società Speleologica Italiana, pp 75-77) dove sono stati installati due strumenti di prova all’interno di un cunicolo artificiale scavato all’inizio del secolo scorso per la ricerca dell’acqua.

Un primo strumento è stato collocato internamente, a circa 80 metri dall’ingresso ed un secondo posizionato alla base di un pozzo alla quota di –58 metri. Entrambi hanno dato buoni risultati dal punto di vista di minimizzazione del rumore e sono risultati idonei dal punto di vista logistico.

Nel 2006, in più riprese, sono stati visitati 34 siti tra Veneto e Trentino Alto Adige, zone dove all’epoca la Rete Sismica Nazionale non era particolarmente consistente. Fra gli ipogei individuati ne sono stati ispezionati 27, mentre i restanti 7 sono stati  scartati dopo il sopralluogo esterno perché difficilmente raggiungibili. Solo in uno di questi 27 (Ridanna) è stato eseguito un test con strumentazione sismica in registrazione, mentre in altri, uno situato nei pressi del rifugio Maranza (TN) e l’altro a Susegana (TV), non è stato possibile installare stazioni sismiche per problemi di tipo amministrativo. Anche l’ipogeo dei Colli Albani fu scartato per mancato raggiungimento di accordo con il proprietario del fondo.

La fase di analisi, individuazione e scelta si è rivelata pertanto molto complessa. Oltre a questo anche i limiti imposti dalla logistica richiesta (facile accessibilità dell’ipogeo, presenza di collegamento elettrico e telefonico nelle immediate vicinanze), possono far comprendere le difficoltà incontrate nell’attuazione del progetto.

Ciò nonostante sono state portati a termine:

L’esperimento della Val Ridanna (BZ)

La stazione sismica di CESI (TR)

La stazione sismica di Maissana (SP)

La stazione sismica di Pietra Roja (BN)

La stazione sismica al Monte Soratte (RM)

Prima dell’installazione definitiva delle stazioni, nei siti prescelti sono stati effettuati test con strumentazione sismica portatile. Gli esiti del progetto hanno evidenziato che in generale i siti ipogei restituiscono dati migliori in quanto attenuano i disturbi di origine naturale ed antropica (rumore sismico) consentendo una registrazione più fedele del movimento del suolo, o meglio delle onde sismiche generate durante i terremoti.

La collaborazione tra Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana è proseguita ben oltre le date formalizzate nell’accordo, concluso nel 2006, portando alla segnalazione di molti siti ipogei, alcuni dei quali in seguito ai test effettuati in situ sono risultati con livelli di rumore sismico bassi e adatti ad ospitare la migliore strumentazione oggi esistente: sismometri ad elevata sensibilità e a larga banda. L’installazione in ipogeo di alcune stazioni sismiche, seppur attualmente in numero inferiore alle aspettative, è da considerare un risultato di eccellenza in quanto consente migliori registrazioni dei terremoti, con interessanti ricadute sia nel campo della ricerca sia in quello del monitoraggio sismico volto alla prevenzione dal rischio. L’obiettivo è stato quindi raggiunto e si auspica una proficua prosecuzione della collaborazione fra la componente speleologica nazionale e l’INGV.

I risultati complessivi del progetto IPODATA sono stati presentati all’VIII Convegno Nazionale di Speleologia in cavità artificiali (Ragusa, 2012) con un contributo dal titolo “Il Progetto Ipodata: stazioni sismiche in siti ipogei – IPODATA PROJECT: seismic stations in underground cavities”, autori  Paolo Casale, Martina De Martin, Carlo Germani e sono stati pubblicati in atti (per informazioni sulla pubblicazione info@cirs-ragusa.org).

 
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Pubblicato da su 12 settembre 2013 in Cavità artificiali, Speleologia

 

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