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Le Spelonche di Dio. Parte seconda. L’eremo di Fosso Loppieda.

29 Giu

Il paesaggio della Valnerina è caratterizzato dalla presenza di insediamenti storici lungo i pendii rocciosi che delimitano la valle e da innumerevoli eremi. Il movimento eremitico della zona (A. Lucidi, La Barrozza n. 2, 2001) avvenne in seguito alla migrazione di alcuni religiosi dall’Oriente al seguito di Lorenzo (vescovo di Spoleto). Si trattava di circa trecento monaci che, in prima istanza, si insediarono nelle grotte naturali e solo in un secondo momento contribuirono alla fondazione dei tanti monasteri della regione.

L’ambiente naturale, di grande suggestione, offriva infatti molti ripari naturali: ambienti scavati dall’acqua nel corso dei millenni (grotte) e dagli agenti atmosferici (sgrottamenti di origine eolica). Come indicato nell’introduzione (vedi parte prima) la struttura dell’eremo si arricchirà nel tempo, un po’ ovunque in Italia, di opere murarie o pietre a secco appoggiate alle pareti rocciose, sino a raggiungere una certa complessità nel Medio Evo. Poi si modificherà ancora con la costruzione di cenobi gestiti dai vari ordini monastici.

Fra le strutture più note della zona si annoverano l’Abbazia di San Felice, l’Abbazia di San Pietro in Valle e l’eremo della Madonna della Croce ma è tutta l’area compresa tra Ferentillo e Ancaiano ad avere grande valenza culturale rappresentata dal sistema dell’architettura religiosa. In Valnerina va ricordata  anche la Via di Francesco, un percorso lungo oltre 270 km che attraversa l’Umbria da nord a sud (www.parcodelnera.it) a testimonianza di una precisa vocazione spirituale della zona, protratta per secoli e tutt’ora viva.

L’eremo di Fosso Loppieda, scoperto da Tullio Dobosz, è dunque una delle tante strutture eremitiche della regione ma, per quanto ci è stato possibile sin qui accertare, non ancora nota. Raggiungere l’eremo è tutt’altro che semplice e le indicazioni che seguono, tortuose come le tracce residuali dei sentieri percorsi, ma sono le più chiare che ci è stato possibile descrivere. Ci auguriamo che siano sufficienti ai nostri lettori per individuare questa struttura di incredibile bellezza, soprattutto per il panorama che si gode dal ricovero.

La distanza da luoghi abitati è realmente non trascurabile, sulla grotta sono presenti croci a rilievo sulle pareti davanti all’imbocco e un altare all’interno, che ci confermano trattarsi di un luogo di culto. Non ne è nota la dedicazione e l’ambiente ricavato in uno sgrottamento naturale è di dimensioni abbastanza modeste. Più avanti, oltre l’eremo, si trovano ampi grottoni che vale la pena di raggiungere per completare la visita.

Itinerario.

Prendere la S.S. Valnerina, costruita alla fine del 1800 tenendosi sulla riva destra del Nera (mentre l’antico tracciato ne percorreva la riva sinistra) . Da Ferentillo seguire la strada per Ancaiano, lungo il sentiero montano che va a congiungersi con la Via Flaminia in corrispondenza del valico della Somma, fra Terni e Spoleto.

Superato il fosso di Ancaiano proseguire sino a superare il fosso di Loppieda. Sul crinale successivo, in corrispondenza di un casale situato a sinistra della strada, posteggiare sullo spiazzo che si apre in curva (!) e che aggira verso destra il costone roccioso.

Salire a piedi, seguendo una traccia di sentiero e puntando decisamente verso il culmine del crinale. Quando si è prossimi alle pareti tenersi sul sentiero che piega verso il lato del fosso di Loppieda (mentre finora si manteneva centrale): le tracce sono purtroppo molto labili e a tratti si perdono fra vegetazione e ghiaioni.

Giunti in corrispondenza di un ghiaione noterete le pareti che incombono a sinistra: piegare in direzione di esse con un percorso a ritroso verso SW. Raggiunte le pareti, costeggiarle in direzione NW (non NE !). Il sentiero che segue le pareti alla distanza di pochissimi metri porta proprio all’eremo, che con un po’ di attenzione si può scorgere già dalla base delle rocce.

Carla Galeazzi e Tullio Dobosz©Centro Ricerche Sotterranee Egeria

 

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