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Le Spelonche di Dio. Parte prima. Introduzione.

17 Giu

La parola eremita deriva da una latinizzazione del termine greco ἐρημίτης (erēmitēs), “del deserto” e per estensione “abitante del deserto” ovvero chi, spesso per motivi religiosi, si isolava materialmente dal mondo per vivere in grotte, luoghi remoti e deserti. La scelta era determinata dalla volontà di dedicarsi alla meditazione, alla contemplazione e alla preghiera lontano dalla società, in castità, senza uniformarsi agli standard imposti dalla vita sociale. Il  monachesimo ha rappresentato una delle più alte forme di vita ascetica in quanto la comunità monastica, solitamente autosufficiente, operava il distacco dal mondo anche in termini pratici.

Nel corso delle attività di indagine proprie della speleologia in cavità artificiali capita frequentemente di imbattersi in strutture monastiche abbandonate. Nella scelta di autosufficienza i monaci scavavano ingegnosi sistemi di raccolta delle acque di percolazione, piccole celle in cui vivere, stalle per gli animali, luoghi dove seppellire i defunti e talvolta riquadrature nel terreno che ospitavano piccoli orti di sussistenza. Rappresentano quindi, dal punto di vista tipologico, strutture articolate di grande interesse presenti non solo nelle zone in cui la particolare formazione delle rocce rendeva agevole l’escavazione (tufo, arenarie del Centro Italia, Cappadocia, ecc.) ma anche in rocce più dure caratteristiche di zone in cui l’impulso devozionale era molto forte (Italia del Sud).

Agli inizi del Cristianesimo (III – IV secolo) l’eremo era costituito da un semplice rifugio nel deserto, grotta o riparo di fortuna. I primi eremiti cristiani vivevano prevalentemente in luoghi isolati ma, essendo molto apprezzati per i consigli spirituali che dispensavano, finivano per tradire involontariamente il proprio desiderio di solitudine circondandosi di molti discepoli.

In alcuni culti, in particolare quello micaelico (Arcangelo Michele), la grotta è il centro stesso del culto. Numerose grotte (turistiche, speleologiche o con chiese rupestri) presenti sul territorio italiano sono dedicate al culto di Michele Arcangelo. Nelle sue tante apparizioni l’Arcangelo Michele si presenta come il custode della sacra grotta, che lui stesso consacra a Dio e per la cui intercessione presso la Santissima Trinità è concesso il perdono di tutti i peccati.

“Io sono l’Arcangelo Michele, e sono sempre alla presenza di Dio.
La grotta è a me sacra ed Io l’ho scelta.
Non ci sarà più spargimento di sangue di animali.
Dove si apre la roccia il peccato dell’uomo potrebbe essere perdonato.
Ciò che è stato richiesto in preghiera sarà concesso.
Perciò risalite la montagna e consacrate la grotta al culto cristiano.”

Si tratta per lo più di grotte naturali, ma la struttura dell’eremo si arricchisce nel tempo di opere murarie o pietre a secco appoggiate alle pareti rocciose, raggiungendo nel Medio Evo una certa complessità. Insieme all’arricchimento degli ordini che col tempo li gestiranno, le strutture cresceranno anche di dimensione e saranno dislocate su più piani. L’eremo sarà quindi diviso in celle per fare in modo che gli eremiti godano, almeno in parte, dell’agognata solitudine. L’appoggio alla roccia, a questo punto, diventerà il semplice sostitutivo di una delle pareti portanti: gli esterni si arricchiranno di muretti di pietre a secco e gli interni di affreschi e decorazioni.

Presso gli eremiti orientali era addirittura in uso la reclusione volontaria in celle murate, nelle quali sopravvivevano di carità, pratica che si diffuse soprattutto nel XII e XIII secolo e riferibile in particolare all’anacoretismo.

Dal Medioevo e fino ai tempi moderni il monachesimo di tipo eremitico è stato praticato anche da ordini religiosi del cristianesimo d’occidente. Per esempio nella Chiesa cattolica i Certosini e i Camaldolesi organizzarono i loro monasteri come “insiemi di eremi” nei quali i monaci trascorrevano la giornata in solitudine, ritrovandosi solo per la preghiera comunitaria ed occasionalmente per i pasti. Cistercensi, Carmelitani e Trappisti permettevano ai membri che avvertivano la vocazione alla vita ascetica di trasferirsi, dopo alcuni anni trascorsi in comunione con i confratelli, in una cella del monastero adattata ad eremo. Molti abbracciarono questa possibilità alternativa alla vita monastica collegiale. In Italia fu soprattutto Papa Celestino V (Pietro da Morrone fondatore dell’ordine Celestiano) a promuovere la pratica dell’ascesi realizzando numerose strutture eremitiche, in particolare sui monti della Majella. In Toscana si diffusero i Guglielmiti, un ordine fondato da Guglielmo di Malavalle, e i già menzionati Camaldolesi che conducendo una vita fortemente caratterizzata dalla componente contemplativa che genererà grandi mistici e teologi.

Altri importanti ordini religiosi di eremiti furono i Basiliani, i Benedettini e i Cistercensi. Va infine sottolineato che la propensione all’ascesi e all’eremitaggio non fu, come spesso erroneamente ritenuto, prerogativa esclusivamente maschile. Si ritrovano infatti strutture legate a nomi di sante o di semplici eremite. Vedi ad esempio https://speleology.wordpress.com/2013/02/21/le-spelonche-di-dio-grotta-rumice-herundine-romola-redenta-e/

 

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