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Opera Ipogea: la sapienza del mondo antico e la cultura degli antichi saperi

24 Mar

A volte mi domando quali vie avrebbe preso la mole degli studi compiuti nei sotterranei di mezzo mondo se non fosse esistita la rivista Opera Ipogea. Nata nel 1995, per volontà della Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana, esce con un primo numero monografico intitolato “Le città sotterranee della Cappadocia” e dal 1999 diventa un periodico acquistabile in abbonamento (www.operaipogea.it)

In 14 anni, dal gennaio 1999 al dicembre 2012, ha pubblicato 228 articoli di 250 diversi autori italiani e stranieri, suddivisi in 20 miscellanee, 6 monografie, 2 atti di convegni nazionali, un numero speciale che sintetizza la storia, gli obiettivi e i progetti della Commissione e un supplemento dedicato all’antico acquedotto delle Cannucceta (Praeneste).

Speleologia urbana, speleologia in cavità artificiali, archeologia del sottosuolo, speleologia per l’archeologia, studio delle opere antropiche ipogee di interesse storico. Modi diversi per descrivere quello che in realtà è stato un unico, lunghissimo, percorso sotterraneo che partendo dal sottosuolo del nostro Paese ha raggiunto la Turchia, la Tunisia, la Giordania, la Libia, Israele, Malta e la Cina.

Opera Ipogea pubblica i risultati delle più importanti campagne di studio condotte nelle cavità artificiali italiane ed estere, atti di convegni nazionali, tavole rotonde, workshop internazionali e censimenti tematici delle strutture ipogee artificiali, configurandosi oggi come il più importante periodico del settore al mondo e annoverando nel comitato scientifico i maggiori esperti internazionali. Anche per questo da qualche anno è stata aggiunta al titolo originale l’estensione Journal of Speleology in Artificial Cavities (vai al sito di Opera Ipogea).

Su Opera Ipogea hanno pubblicato il Prof. Amos Kloner (archeologo e professore emerito presso il Department of the Land of Israel Studies della Bar Ilan University di Ramat Gan, Israele, dove insegna archeologia ellenistica, romana e bizantina), il Prof. Vittorio Castellani († 2006, membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei e professore ordinario di astrofisica all’Università di Pisa), Fabrizio Ardito (giornalista e fotografo, autore di numerosi articoli, reportage, speciali tv e volumi dedicati al turismo, all’escursionismo, alla speleologia e ai monumenti sotterranei delle città d’Italia), il Prof. Carlo Ebanista (professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione dell’Università del Molise, membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e Ispettore per le Catacombe della Campania), il Generale Guido Amoretti († 2008, appassionato archeologo e studioso di storia patria, ideatore del Museo Pietro Micca di Torino), Giorgio Filippi (archeologo, conservatore della raccolta epigrafica dei Musei Vaticani, ha condotto le ricerche documentali e guidato gli scavi nella Basilica romana di San Paolo fuori le mura), il Prof. Paolo Forti (membro della National Speleological Society, della Società Speleologica Italiana, dal 1997 Presidente Onorario dell’ Unione Internazionale di Speleologia), il Prof. Giovanni Badino (fisico, docente presso l’Università di Torino, dal 1970 svolge attività speleologica esplorativa e scientifica in Italia e al’estero partecipando a numerose spedizioni extraeuropee, soprattutto con l’associazione La Venta di cui è presidente, fra i maggiori esperti al mondo di speleologia glaciale), Carlos Solito (scrittore e fotografo, autore di reportage e servizi foto-giornalistici in tutto il mondo predilige le tematiche antropiche, paesaggistiche e di life style). E molti altri.

L’importanza della rivista, o speleological magazine come viene altrimenti definita grazie all’interesse che va acquisendo anche in campo internazionale, è indubbiamente legata alla capacità di mettere a disposizione di studiosi e ricercatori un archivio documentale di straordinaria importanza: informazioni sui sotterranei realizzati dall’uomo nel corso dei millenni che, in assenza di un canale dedicato come questo, non risulterebbero reperibili. O per lo meno lo sarebbero in modo estremamente frammentario e disorganico.

Si tratta di contributi speleologici e multidisciplinari, tecnici e scientifici. Frutto delle indagini sul territorio (esplorazioni condotte con tecniche di progressione speleologica), cartografiche, bibliografiche e di archivio, a seguito delle quali sono stati acquisiti i dati topografici di ogni ipogeo, specificandone la correlazione con il soprasuolo, effettuando l’analisi degli aspetti strutturali, storico-archeologici, architettonici, climatici, geologici, biologici. Spesso corredati da indicazioni preliminari sull’adozione di opportune misure conservative e di valorizzazione.

Uno straordinario data-base descrittivo, documentale e fotografico dal quale emergono le storie di centinaia di luoghi: non solo quelli più noti al vasto pubblico, come la Roma sotterranea, gli acquedotti di Bologna, le magie e i misteri della Torino underground, la Kleine Berlin di Trieste e gli acquedotti dell’antica Cagliari – Carales, ma anche (direi soprattutto) quelli di tanti comuni più piccoli che potrebbero certamente individuare, nelle pieghe degli studi pubblicati, nuove e fondamentali opportunità di promozione storica e turistica del proprio territorio. Perché attraverso le pagine di questa rivista è stata svelata la sapienza del mondo antico e la cultura degli antichi saperi. Storia, cultura, civiltà, ambiente sottotitolavamo, non a caso, fino a qualche tempo fa.

Non esiste problema per il quale l’uomo non abbia cercato, nel corso dei millenni, delle soluzioni. Trovandole molto spesso nell’uso del sottosuolo, che ha infatti variamente scavato e antropizzato.

La rivista, come la storia che racconta, ha avuto diverse fasi. Quella iniziale, che definirei “sperimentale”, nella quale si è dovuto immaginare e poi comporre un prodotto assolutamente nuovo e di difficilissima collocazione nel panorama editoriale. Ciò è stato possibile grazie alla sinergia con la Casa Editrice Erga di Genova, con la quale Opera Ipogea è stata stampata dal 1999 al 2004.

Dal 2005 la rivista si è affrancata dalla copertura editoriale esterna diventando prodotto esclusivo della Società Speleologica Italiana, già proprietaria della testata, e cambiando formato. Nel 2007 il cambio di coordinamento della redazione e l’ampliamento nella composizione del comitato scientifico a personalità del mondo accademico nazionale ed internazionale hanno regalano alla rivista un ulteriore salto di qualità tanto che, pur non avendo ottenuto ancora l’Impact Factor, si caratterizza per la coerenza e l’assoluta attendibilità degli studi pubblicati.

Nel 2013 la testata apre anche una vetrina sul web (www.operaipogea.it), per mettere a disposizione degli interessati gli articoli dei numeri esauriti (scaricabili gratuitamente), alcuni contenuti aggiuntivi e favorendo nel contempo l’acquisto in abbonamento.

Il target del periodico è molto vario: al pubblico speleologico si sono uniti, nel corso degli anni, lettori curiosi, attenti agli aspetti meno visibili, ma non per questo meno suggestivi, del patrimonio storico – archeologico ipogeo. Archeologi, in particolare medievisti, architetti, enti locali, soprintendenze. Oggi la rivista è non solo un preciso punto di riferimento editoriale ma anche un ponte imprescindibile fra l’archeologia e la “non solo speleologia”.

Ricordo che Vittorio Castellani, con il quale ho condiviso il piacere e il privilegio di contribuire (insieme ad altri colleghi) alla nascita di questa rivista, riteneva che Opera Ipogea sarebbe diventata, con l’andar del tempo, il “catasto illustrato” delle cavità artificiali. Aveva ragione.

Opera Ipogea  Journal of Speleology in Artificial Cavities – Memorie della Commissione Nazionale Cavità Artificiali – Rivista semestrale della Società Speleologica Italiana – Iscrizione al Tribunale di Bologna n. 7702 dell’11/10/2006 ISSN 1970-9692. Acquistabile solo in abbonamento.

 

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