RSS

Il signore delle grotte

21 Dic

Mitreo Caracalla_IMG_1780

Sabato 8 dicembre, festa dell’Immacolata e inizio ufficiale del periodo natalizio. Anziché infilarmi nel caos dello shopping decido di andare a visitare il Mitreo delle terme di Caracalla, riaperto al pubblico lo scorso ottobre dopo 10 anni di chiusura per restauri. L’ultimo dei quali interamente dedicato alla ristrutturazione dell’imponente pavimento musivo in bianco e nero.

Con i suoi 25 metri di lunghezza per 10 di larghezza è senza dubbio il più grande mitreo rinvenuto a Roma, scoperto nel 1901 ma riconosciuto come tale solo durante i successivi studi del 1912. Si trova a lato del complesso termale di Caracalla, in corrispondenza dell’ingresso ai sotterranei di servizio. Al centro una profonda fossa, collegata all’adiacente sala con un condotto che consentiva il transito del toro. Si tratta con buona probabilità della fossa sanguinis per il sacrificio rituale del toro a cui seguiva il battesimo degli adepti. Due ambienti laterali erano destinati a latrine.

Mitreo di Caracalla_IMG_1785

Qui della rappresentazione marmorea chiamata tauroctonia, che era il fulcro del rito mitraico, resta visibile il solo serpente, mentre in una nicchia laterale si conservano tracce di un affresco che ritrae il dio Mitra con il volto sfregiato, probabilmente ad opera dei primi cristiani. A fianco una sala visibile, ma non visitabile, dove i seguaci banchettavano dopo il sacrificio.
Guardandomi intorno ho notato, in alcune scanalature verticali del muro con fondo di mattoni, un  laterizio bollato. Nonostante nel corso dell’attività speleologica ci sia capitato di ritrovarne e rilevarne parecchi, non ne avevo mai visto nessuno così in “bella mostra”: di  solito si trovano in zone poco accessibili e soprattutto molto scomode!

Una breve visita che valeva senza dubbio la pena di fare, e occasione per visitare anche le Terme di Caracalla che, incredibile a dire per un romano come me, non avevo ancora visto. Per rimanere in antico farò mia la frase “Non è mai troppo tardi!” tanto cara al maestro Manzi (pochissimi sanno a chi mi riferisco).

Mitreo di Caracalla_IMG_1789
Solstizio d’inverno. Ricevo da Antonio il racconto della visita al mitreo di Caracalla per la pubblicazione sul blog. Fra pochi giorni Mitra compirà gli anni. Il re delle Grotte nasce il 25 dicembre affiorando nudo da una roccia lungo un fiume nello stesso giorno di Cristo, quando le giornate, dopo il solstizio d’inverno, cominciano ad allungarsi attestando la vittoria della Luce sulle Tenebre: il Sol Invictus. Ha il capo coperto da un berretto frigio, in mano regge una fiaccola per illuminare il buio e un coltello con cui sacrificare il toro affinché il suo sangue fecondi la terra. Con un colpo di freccia fa scaturire acqua dalla roccia e poi inizia ai propri misteri il Sole, suggellando un patto che li vedrà sedere insieme a banchetto per salire sul carro e volare nel cielo. Immagine mutuata sia dai tarocchi (carro del Sole) che dalle cartoline di auguri raffiguranti Babbo Natale in volo nel cielo sulla slitta, circondato da renne e stelle.

Mitreo del Circo Massimo da FMR 1998

Il rito mitraico, di origine persiana, è uno dei culti orientali che attraverso il mondo ellenico si diffusero a Roma in alternativa alla religione ufficiale. Cominciò a prendere piede alla fine del I secolo d.C. e raggiunse il periodo di massima diffusione al tempo degli imperatori Severi. Il mitraismo occidentale si era formato dalla lunga e complessa evoluzione dell’antico culto iranico e come molti altri culti di origine orientale aveva le caratteristiche della religione iniziatica e segreta.

Ecco perché il rito si svolgeva in grotte, caverne naturali o artificiali, o ancora ambienti diventati sotterranei per sovrapposizione stratigrafica. Gli antichi consideravano la terra e le sue profondità simbolo stesso della materia di cui è costituito il cosmo: la nascita dell’intero universo era dunque simboleggiata dalla grotta. Gli speleologi godono il privilegio di saperlo e, talvolta, capirlo…

Mitreo di S. Stefano Rotondo FMR 1998

Mitraismo e cristianesimo, entrambe religioni monoteiste, ebbero in comune riti e liturgie volte alla prospettiva di una salvezza dopo la morte. La prima riservata ai soli adepti-eletti, la seconda con aspirazione più universale. Mitra fu dunque per un certo lasso di tempo un pericoloso “rivale” di Gesù. Probabilmente i turisti che visitano oggi i mitrei sono convinti di entrare nelle cripte di un dio ormai dimenticato, ma non è così. Gli zoroastriani, ad esempio, continuano ad adorarlo amministrando la giustizia in suo nome e impugnando la mazza con la testa a foggia di toro. (Musso L., op. cit.).

Le guarnigioni militari, insieme agli schiavi, furono i più attivi seguaci di Mitra. Ma ne rimasero affascinati anche gli imperatori, tanto che Nerone volle essere iniziato ai misteri mitraici.

Secondo alcuni studiosi la disciplina gerarchica dell’iniziazione, la raffigurazione vittoriosa del dio e il forte contenuto etico del mitraismo, che muoveva dall’antica idea persiana dell’eterna lotta contro il male, spiegherebbero il successo del mitraismo presso le più alte sfere dell’esercito e gli imperatori. Al punto da far scrivere ad Ernest Renan che “se il cristianesimo fosse stato fermato nella sua espansione da qualche malattia mortale, il mondo sarebbe stato mitraico“.

La totale mancanza di fonti scritte fa assumere una straordinaria importanza alla documentazione archeologica relativa a Mitra, il cui mito si ricostruisce in base alle numerose raffigurazioni rinvenute nei mitrei. Come in tutti i culti misterici anche a quello mitraico si era ammessi dopo l’iniziazione segreta, preceduta dal giuramento di non rivelare il rito. L’ingresso era riservato ai soli uomini e l’iniziato poteva gradualmente accedere ai sette gradi della gerarchia (corvo, ninfo, soldato, leone, persiano, corriere del sole e padre) dopo prove e cerimonie delle quali sappiamo, ovviamente, molto poco ma che molto probabilmente rivestivano carattere simbolico ed incruento, come del resto il sacrificio del toro, punto centrale della liturgia mitraica, che nella maggior parte dei mitrei conosciuti sarebbe stato impossibile da eseguire per le limitate dimensioni degli ambienti.

Mitreo del Circo Massimo FMR 1998

Oltre al dio e al toro nella tauroctonia si raffiguravano elementi simbolici ben precisi: un cane ed un serpente che si nutrivano del sangue taurino, uno scorpione che lo pungeva ai testicoli, spighe di grano che germogliavano dalla coda dell’animale morente e un corvo.

Il significato è incerto: lo scorpione ed il serpente sono stati frequentemente interpretati come forze del male che tentano di impedire al sangue ed al seme del toro di raggiungere e fecondare la terra, il cane, al contrario, ne trae energia mentre le spighe simboleggiano la forza vitale che si libera dal toro morente per nutrire le piante. Il corvo, messaggero divino, era il contatto tra Mitra e il Sole. Una interpretazione altrettanto diffusa lega i vari animali alla rappresentazione astronomica e astrologica del cielo e delle costellazioni, mentre l’uccisione del toro e la presenza del sole rimandano ad un rito segreto che allude al meccanismo di progressione degli equinozi. Il carattere cosmico di Mitra è del resto sottolineato dalla costante presenza al suo fianco dei due dadofori, o portatori di fiaccole, Cautes e Cautopates, simili al dio insieme al quale rappresentano le tre fasi del giorno (aurora, mezzogiorno e tramonto) e del ciclo stagionale (primavera, estate e autunno).

L’apogeo del mitraismo si ebbe nel II-III secolo d.C., periodo particolarmente travagliato per l’impero romano da una crisi non solo economica e militare, che investì anche tutto il mondo pagano e che approderà più tardi alla totale cristianizzazione. Fu in questa fase che  il mitraismo si identificò con la religione orientale del Sole (diversa dal mithraismo originario, ma con esso largamente confuso, soprattutto dal popolo). Diocleziano cercò di sostenere il culto di Mitra quale religione del Sol invictus presso le legioni imperiali ma la religione mitraica si diffuse sia fra le classi meno abbienti: schiavi, liberti, operai, artigiani e piccoli commercianti che speravano in un riscatto dopo la morte, che nelle classi più elevate fino ad arrivare, come già detto, fino all’imperatore. Godette dunque di vasto consenso, pur senza mai divenire religione ufficiale.

Tauroctonia, da FMR 1998

Contemporaneamente andava affermandosi e diffondendosi, soprattutto negli stessi strati popolari e per esigenze spirituali analoghe, l’altra grande religione monoteista dell’epoca: la religione cristiana, che avversò sempre il mitraismo come pericoloso concorrente. Nelle due religioni monoteiste, oltre alle comuni origini orientali, si sovrapponevano vari altri elementi. Mitra che fa sgorgare acqua dalla roccia richiama i miracoli di Mosè e S. Pietro, né può sfuggire il parallelismo con il battesimo cristiano. Ma ancora il comune dogma della resurrezione dei morti e del giudizio finale presieduto dal dio, fino alla perfetta concomitanza nella data di nascita indicata per entrambi al 25 dicembre. Tutto questo scatenò fra le due comunità religiose una lotta feroce. Dopo l’editto di Costantino, del 313 d.C., i cultori di Mitra furono perseguitati. La restaurazione pagana di Giuliano l’Apostata (361 – 363 d.C.) permise una ripresa del culto segnando una battuta d’arresto nella barbara pratica della distruzione dei mitrei. Ma con la vittoria di Teodosio su Eugenio (394 d.C.) la religione cristiana prevalse definitivamente su quella mitraica che rimase in auge ancora per qualche tempo nelle sole zone periferiche, mentre a Roma, sopra i mitrei saccheggiati e distrutti, vennero erette chiese e basiliche.

di Antonio De Paolis e Carla Galeazzi ©Egeria Centro Ricerche Sotterranee, 2012.

Bibliografia:

Della Portella I., 1999, Roma Sotterranea, Arsenale Editrice, Venezia.

De Santis L., 2008, I segreti di Roma Sotterranea, Newton Compton Editori Srl, Roma.

Musso L., Zolla E., 1988, Mithra vive, in F.M.R. n. 61 pp. 43-70.

Luciani R., 1984, Il Mitreo di Santa Prisca e altri mitrei di Roma, in “Roma Sotterranea”, Fratelli Palombi Editori, Roma, pp. 222-239.

Pavia C., 1986, Roma Mitraica, Carlo Lorenzini Editore, Udine.

 

Tag: , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: