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Cascate, antiche cartiere e cave di ocra rossa nella Valle Marciana

11 Giu

Il fosso dell’Acqua Marciana è forse uno dei più interessanti  dei Colli Albani  (Roma, Lazio). Inizia nella Valle Latina, tra il Colle del Tuscolo e il Colle Molara, dove coerentemente ai toponimi “mola, molara, molare” sono ancora visibili le antiche cave per la realizzazione delle macine di pietra lavica. Attraversa poi l’abitato di Grottaferrata dove riceveva le sorgenti dell’acqua Julia (in loc. Squarciarelli) e percorre la vallata sotto l’abbazia di San Nilo. Dopo aver attraversato l’antico cratere della Valle Marciana si dirige verso NNO per confluire nell’Aniene con il nome di Fosso di Tor Sapienza.

È ipotizzabile che l’attraversamento dei bordi craterici della Valle Marciana sia artificiale, realizzato in epoca romana allo scopo di bonificare l’area, come avvenuto nei vicini crateri di Prata Porci, Pavona e Gabii. Nei secoli si è però obliterata ogni eventuale traccia dello scavo.

Una deviazione realizzata nel Medioevo, sfruttando un cunicolo dell’acquedotto Claudio ormai abbandonato, a metà strada tra la Valle Marciana e l’Aniene (all’altezza della Via Anagnina in corrispondenza dell’antica Villa dei Centroni) incanalava una parte delle acque verso il Fosso dell’Acqua Mariana, o Marana nel gergo romanesco. Un corso d’acqua realizzato nel XII secolo canalizzando parzialmente l’acqua in un condotto artificiale oggi scomparso, e adibito a portare un cospicuo rivo verso Roma, attraversando le attuali località di Morena, Ciampino Aeroporto ed entrando a Roma: Porta Furba, Porta San Giovanni, Porta Metronia, Circo Massimo e, infine, il Tevere.

Il tratto compreso tra Squarciarelli e la Valle Marciana è noto anche come “vallone”. Oltre ad attraversare un’area ricca di storia, sembra essere miracolosamente scampato all’intensissima urbanizzazione delle aree più a valle, che impedisce di raggiungere altre opere antiche e lo stesso corso d’acqua. Partendo da una cascata sotto Squarciarelli, detta di San Bartolomeo, un sentiero corre parallelo al fosso fino ad affacciarsi sulla Valle Marciana. Sono ancora visibili i resti di una antica mola. In corrispondenza dell’attraversamento della strada tra Grottaferrata e Marino si conservano i resti di un edificio del 1600 certamente una cartiera legata alla vicina Abbazia di San Nilo.

A margine dello studio speleologico condotto nell’Abbazia (vedi anche Nell’Abbazia di San Nilo (Grottaferrata, Roma) gli speleologi scompigliano l’ascesi monastica.) abbiamo effettuato indagini nel territorio circostante alla ricerca di eventuali pertinenze. Lungo questo percorso, in effetti, abbiamo riscoperto e documentato alcuni ipogei legati alla fabbrica dell’Abbazia e alla sua cartiera ed altre evidenze di interesse.

Ipogeo 1. Semplice cava di pozzolana, presumibilmente nel seguito vocata ad uso cultuale. Il tempo ha reso l’ambiente gradevole e ricco di vegetazione.

Ipogeo 2. Il più interessante. La posizione piuttosto disagevole e l’ingresso angusto ci hanno fatto subito dubitare della apparente natura di cava, come la precedente. Infatti, una volta esplorata e rilevata, tornati alla luce del sole, il dubbio si è chiarito osservando tutta l’attrezzatura e gli abiti divenuti di un bel colore rosso acceso: la grotticella era senza dubbio una cava di ocra rossa. Pur in assenza di mirate analisi mineralogiche si tratta certamente di una piccola “miniera” di colorante, probabilmente utilizzata fino in tempi recenti. Alcuni frammenti raccolti al centro del primo ambiente sono stati macinati e utilizzati come colorante naturale da uno dei nostri soci, ottenendo un risultato davvero interessante.

Ipogeo 3. Situato a fianco della cartiera, era probabilmente un magazzino ad essa collegato anche se la parte terminale, franata, lascerebbe spazio ad ipotesi meno banali…

 

Oltre ai tre ipogei descritti, lungo il sentiero sono stati individuati un acquedotto in disuso probabilmente a servizio di una seconda cartiera (la “cartiera bassa”) ormai del tutto obliterata e un ponticello in muratura che consente ad una strada basolata di oltrepassare un fossato.

Naturalmente non è tutto qui. Percorrendo la Valle Marciana è sufficiente allargare l’orizzonte di poche decine di metri per imbattersi in antiche abbazie, monasteri, ville romane… ma naturalmente sarebbe complesso e inadeguato riassumere tutto in una nota breve destinata al web.

Carlo Germani e Carla Galeazzi ©Egeria Centro Ricerche Sotterranee

 

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