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Opere idrauliche: glossario dei termini più frequenti nello studio e documentazione delle cavità artificiali.

20 Apr

A

Acqua: sostanza inorganica composta di idrogeno e ossigeno, formula H2O, peso molecolare 18.016, punto di fusione 0°C, punto di ebollizione 100°C.

Acquedotto: manufatto costituito da condotte artificiali per condurre l’acqua da un luogo ad un altro. Composto da sistemi di captazione o alimentazione, sistemi di adduzione, sistemi di accumulo (serbatoi), sistemi di distribuzione. A queste componenti si aggiungono le opere accessorie, ad es. gli impianti di potabilizzazione e di sollevamento. Può essere sotterraneo o sopra terra: nel secondo caso è per lo più ad archi.

Acquifero: terreno poroso e permeabile che contiene una circolazione idrica sotterranea.

Actus: unità di misura lineare di 120 piedi pari a 35,489 m. Corrispondeva, secondo Plinio, alla lunghezza del solco che si poteva arare in una sola volta.

Adduzione: fase dell’approvvigionamento idrico che consiste nel trasporto dell’acqua dal punto di captazione a quello di distribuzione. Può essere a pelo libero, quando si ha portata tale da rendere possibile il funzionamento per gravità, cioè a pendenza costante e con pressione pari a quella atmosferica. Oppure, sistema più moderno del precedente, sotto pressione mediante condotte forzate.

Aquarii: definizione generica dei tecnici delle acque organizzati nelle diverse specializzazioni.

Atrium: spazio principale o cortile della domus romana, dove di solito veniva localizzata la cisterna sotterranea per il recupero dell’acqua piovana.

B

Bacino idrografico: è il territorio che raccoglie le acque di precipitazione in uno stesso corso d’acqua; costituisce pertanto un’unità morfologica naturale ed è delimitato da linee di displuvio o di spartiacque che seguono la sommità dei rilievi separando un bacino da un altro.

Bipedale: mattone cotto al forno delle dimensioni di circa 60 x 60 cm usato nelle murature d’epoca romana.

Bonifica: recupero di terre impaludate mediante operazioni di drenaggio e colmata.

Bottini: rete di cunicoli scavati nel sottosuolo della città di Siena dalla fine del 1200, e rivestiti di mattoni, dotati di canalette a pendenza costante che consentivano uno scorrimento regolare delle acque.

C

Captazione: prelievo dell’acqua che può avvenire o dalle falde usando i pozzi dotati di pompe di sollevamento dell’acqua e manufatti per il collegamento alle opere di adduzione, o da sorgenti e invasi mediante la costruzione di condotte che la portino fino ai centri abitati.

Castello d’acqua: serbatoio sopraelevato, già in uso negli acquedotti romani (detto da Vitruvio castellum), che serviva anche come ripartitore verso le utenze primarie.

Chorobates: strumento impiegato per misurare la pendenza del terreno. Era costituito da un telaio con filo a piombo su assicelle graduate.

Cisterna: serbatoio con capacità per lo più limitata, destinato a raccogliere l’acqua piovana. Un tipo particolare di questo serbatoio era la cosiddetta “cisterna veneziana”.

Cloaca: grande fogna o canale sotterraneo destinato a ricevere e scaricare altrove gli scarichi di una città. Un esempio significativo è la cloaca Massima di Roma costruita da Tarquinio Prisco.

Cocciopesto: materiale composto dall’unione di calce, pozzolana o sabbia e laterizio frantumato, per conferire alle malte un carattere di idraulicità altrimenti non ottenibile con l’utilizzo di comuni sabbie e in assenza del laterizio frantumato.

Condotta forzata o sifone rovescio: tecnica che consente di attraversare una valle o una depressione morfologica con un sistema di tubazioni che dal rilievo scende nella valle (ventre del sifone) e risale lungo l’altro versante per raggiungere il rilievo opposto.

Curator aquarum: istituito da Augusto era responsabile della cura aquarum, organizzava il servizio e dirigeva le funzioni degli aquarii. Era senatore di rango consolare nominato direttamente dall’imperatore.

D

Deflusso: quantità d’acqua, espressa in un’unità di misura convenzionale, passante per una sezione in un tempo determinato.

Digitus: modulo base usato dai romani per la misura della lunghezza. Era la sedicesima parte del piede, pari a 1,85 cm.

Dissipatore: sistema impiegato per dissipare l’energia accumulata dall’acqua in fase di caduta per non arrecare danni agli impianti a valle.

Distribuzione: fase in cui l’acqua prelevata e addotta viene distribuita alle singole utenze attraverso un sistema di tubazioni facenti capo a una condotta principale allacciata a un serbatoio.

Diverticolo: ramo che si discosta dal condotto principale.

Drenaggio: tecnica di bonifica consistente nel prosciugamento di un terreno impregnato d’acqua. Può essere eseguito mediante scolo naturale dell’acqua (se il terreno da bonificare si trova a un livello più elevato di quello del corpo idrico), o mediante prosciugamento artificiale (quando il terreno è situato a un livello inferiore o uguale a quello del corpo idrico); in quest’ultimo caso è necessario sollevare l’acqua con mezzi meccanici (idrovore) e scaricarla nel corpo idrico ricevente.

E

Emissario: condotto realizzato per consentire il deflusso delle acque di un lago.

Esondazione: fuoriuscita d’acqua dal condotto o dal bacino naturale.

F

Falda acquifera: acqua del sottosuolo che satura e circola in rocce o terreni permeabili. Falda freatica: falda a superficie libera, a pressione atmosferica. Falda artesiana: in pressione delimitata da due superfici impermeabili a tetto e a letto.

Fistula: tubo generalmente in piombo della lunghezza non inferiore a 10 piedi (2,96 m) e di diametro proporzionale alla quantità di acqua da erogare. Portava impresso il nome del committente.

Foggara: sistema di gallerie ipogee diffuse nel Magreb per la captazione dei microflussi d’acqua infiltratisi nelle rocce. Dalle gallerie, scavate parallelamente al terreno, affluiscono le acque di precipitazione provenienti anche da elevate distanze, le precipitazioni locali e l’acqua che si produce per condensazione dopo l’escursione termica notturna.

G

Galeazze: vasche di decantazione sotterranee costruite nella città di Siena. Risalenti circa alla metà del ‘400, erano collegate ai bottini e permettevano di eliminare le impurità delle acque, prima di immetterla nelle canalette.

I

Idraulica: termine, derivante dal greco “hydro”, acqua, e “aulos” tubo, conosciuto a partire dal XV secolo, utilizzato dal matematico Daniel Bernoulli nel 1712 per definire una nuova disciplina delle scienze applicata all’acqua.

Incile: presa dell’acqua all’imbocco del canale di captazione.

Irrigazione: distribuzione di acqua in terreni agricoli che può avvenire mediante diverse tecniche.

K

Krene greche: qualsiasi tipo di sorgente d’acqua o punto di captazione monumentalizzato.

L

Libra aquaria: strumento per la pendenza dell’acqua. Meno affidabile del chorobates.

Libratores: addetti alla misurazione dei livelli di profondità per il posizionamento dei tubi.

Lumina: pozzi verticali per l’aerazione e l’asportazione di detriti e incrostazioni calcaree dal condotto. Secondo Plinio andavano posti ogni due actus (72 m), secondo Vitruvio ogni actus. Venivano scavati lungo i tratti sotterranei degli acquedotti romani raggiungendo così il canale principale.

M

Mostra d’acqua: nome che prendevano nell’antica Roma le fontane costruite al termine di un acquedotto che avevano un impianto monumentale.

Munera: impianti idraulici di diversa natura che consentivano di godere del piacere dell’acqua corrente e scrosciante e soddisfacevano il desiderio di refrigerio.

O

Opus caementicium: nucleo formato da schegge di pietra (caementa) impastati con pozzolana e contenuto tra due cortine.

Opus latericium: tecnica costruttiva con l’impiego in paramento di mattone cotto al forno, introdotta nell’uso comune dell’età di Tiberio. Dal I sec. inizia l’uso dei laterizi bollati.

P

Pelo libero: sistema di adduzione usato molto spesso negli acquedotti romani, costituito da canali con una pendenza costante, che permettevano il trasporto dell’acqua per gravità, e una pressione in superficie pari a quella atmosferica. E’ stato ormai abbandonato, per questioni igieniche, di convenienza costruttiva e di esercizio.

Permeabilità: capacità dei suoli e delle rocce di lasciar filtrare le acque.

Piscina limaria: bacino di decantazione negli acquedotti romani, posto di solito accanto al canale di presa, come suo complemento o serbatoio laterale. Facilitava il deposito delle impurità attraverso la diminuzione della velocità dell’acqua.

Portata idrica: volume d’acqua che attraversa una sezione data nell’unità di tempo.

Pozzo: scavo verticale nel terreno per estrarre acqua dal sottosuolo, di solito a sezione circolare e rivestito in muratura, nell’antichità anche in legno; la tecnica di costruzione dei pozzi, anticamente scavati a mano, è rimasta fondamentalmente invariata per millenni.

Procurator aquarum: liberto imperiale con l’incarico di esaminare insieme ai libratores i moduli delle fistulae e di farle porre in opera.

Q

Qanaāt (anche qnat, quanat, qanat): tecnica di approvvigionamento idrico caratteristica delle zone aride o semi-aride. Consisteva nello scavo di un pozzo “madre” per cercare acqua freatica, e quindi in una serie di gallerie orizzontali a partire dal punto dove sarebbe sgorgata l’acqua fino alla zona del cosiddetto pozzo madre.

R

Risorsa idrica: la quantità di acqua dolce presente sul suolo e nel sottosuolo in una determinata zona, durante un periodo prefissato e classificata come naturale, potenziale (intesa come teoricamente disponibile) e utilizzabile (ovvero realmente disponibile).

S

Sifone: condotto in grado di portare l’acqua ad un livello più elevato per effetto della pressione atmosferica, per poi scaricarla in un serbatoio posto a livello inferiore.

Sifone rovescio: sistema usato per superare valli ampie; il condotto assumeva una forma ad U sfruttando il principio dei vasi comunicanti.

Sforatori: sfiatatoi. Piccoli pozzi che raggiungevano verticalmente il condotto per consentire l’aerazione e pulizia. Erano dislocati lungo tutto il percorso dell’acquedotto.

Specus: canale di conduzione dell’acqua negli acquedotti romani; era quasi sempre in muratura, sia che corresse sotterraneo che su arcate. La copertura poteva avere diverse forme, le pareti erano in pietra, tufo o peperino, il rivestimento in intonaco impermeabile.

 

T

Tectores: svolgevano le funzioni di intonacatura e stuccatura dei condotti.

Tombe solari: antichi metodi di raccolta dell’umidità e della brina costituite da anelli concentrici intorno a un tumulo, diffuse nelle terre più aride della Puglia.

Tubo: condotto, solitamente di sezione circolare, usato per il trasporto dell’acqua sotto pressione. A partire dai primi acquedotti furono utilizzati diversi materiali: legno, terracotta, pietra, ceramica, piombo (quest’ultimo in gran parte negli acquedotti romani e poi fino alla fine del XVIII secolo).

U

Ugello: estremità sagomata di un tubo.

Uschiolo: portello che consente ai fontanari  l’accesso all’acquedotto.

Utenza: allaccio alla fornitura d’acqua.

V

Ventre: tratto orizzontale delle condotte forzate degli acquedotti romani, così denominato da Vitruvio, che doveva servire a superare le vallate in alternativa ai tratti su arcate.

Volta a botte: derivata dall’arco, è definita da una figura piana curva con due generatrici che coincidono con i lati di imposta.

Volta a crociera: costituita dalla intersezione di due volte a botte.

Carla Galeazzi ©Egeria Centro Ricerche Sotterranee.

Estratto del contributo pubblicato su: Opera Ipogea 1/2007 “Carta degli antichi acquedotti Italiani”.

 

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