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Quinto Assio e la villa delle meraviglie

06 Feb

A partire dal II secolo a.C. il paesaggio della Sabina vide l’abbandono degli antichi nuclei abitativi e la realizzazione di imponenti ville rustiche che ne modificarono l’assetto territoriale. Nel comune di Colli sul Velino (Rieti, Lazio), in località Grotte di San Nicola, è attesta la presenza di due Villae Rusticae, delle quali una del I secolo a.C. appartenuta a Quinto Assio, che fu console nel 55 a.C.


La villa dei ricchi latifondisti romani raggruppava intorno all’abitazione del proprietario le lavorazioni artigianali e gli spazi per la produzione e la conservazione dei prodotti agricoli. Era dotata di una parte residenziale (abitativa) e una parte produttiva (alloggio della manodopera, impianti di produzione e magazzini). Il proprietario vi risiedeva abbastanza stabilmente, mentre la conduzione era affidata a un fattore che si avvaleva dell’opera schiavistica. Nella villa rustica vi erano due cortes: una interna e un’altra esterna.

La Villa di Quinto Assio è menzionata da Marco Terenzio Varrone in un dialogo con Appio Claudio nel corso del quale vengono poste a confronto le ville reatine di Assio e quella romana di Appio Claudio. Altre notizie sulle ville che il senatore Quinto Assio possedeva a nord-ovest della piana reatina giungono da un frequentatore d’eccezione: Marco Tullio Cicerone. Nel 54 a.C. il grande oratore viene chiamato a difesa dei reatini in una delle innumerevoli cause loro intentate dai cittadini di Interamna (oggi Terni) a proposito della diatriba per la “questione delle Marmore”.

Nel terzo secolo a.C. Marco Curio Dentato, dopo una rapida campagna militare, aveva conquistato la Sabina inserendola nel nascente stato romano. La romanizzazione della Sabina ebbe come conseguenza la profonda modificazione delle strutture economiche e – come già detto – delle forme insediative con crescente richiesta di terreni coltivabili. Secondo la tradizione fu lo stesso Dentato a far eseguire una serie di opere di bonifica nella piana reatina, culminanti con il taglio del costone delle Marmore e la realizzazione delle note cascate. Si trattò di una bonifica parziale per eliminare i terreni paludosi e ridurre la dimensione del Lago Velino.

L’imponente opera rese utilizzabile la conca di Rieti per le sopravvenute esigenze agricole provocando però, nel contempo, inondazioni alla valle sottostante. La cosa divenne per lungo tempo causa di interminabili litigi fra le città di Rieti e Terni. La causa condotta da Cicerone contro i ternani ebbe esito positivo, giacché i reatini gli eressero una statua nel foro che, ai primi del 1900, fu collocata nel museo comunale.

Cicerone ebbe dunque modo di visitare la villa di Assio detta “delle Rosce” descrivendone in una lettera le meraviglie. La costruzione era sopraelevata rispetto al livello dei campi, ben orientata e servita di impianti idraulici che sfruttavano le vicine sorgenti di Santa Susanna, note all’epoca come  Septem Aquae.

Al racconto di Varrone si deve invece la puntuale descrizione sull’organizzazione degli spazi, suddivisi fra pars dominica e pars rustica, in cui la zona padronale era caratterizzata da raffinate decorazioni in oro e turchese sulle pareti e pavimenti in mosaico.

Ippolito Tabulazzi, nel seicento, narra di importanti ritrovamenti archeologici presso la villa ed introduce la leggenda secondo la quale demoni, sotto forma di serpente, erano rimasti a custodia dei tanti tesori sepolti sotto le rovine. “E dopo una lunga escavatione si scoprì un portentoso e grosso serpe… di che sbigottiti e spaventati i cavatori lasciarono l’impresa imperfetta considerandosi perciò che fusse più tosto questo mostro infernale che animale terrestre o naturale”.

La villa non viene più menzionata fino al 1872, quando si ha una segnalazione dei suoi ruderi in località “Grotte San Niccolò”. Nel 1902, nel corso di alcuni lavori, vengono rinvenute in zona monete, laterizi e una cisterna d’acqua piovana vicino ai resti della villa descritti da Pier Giuseppe Colarieti Tosti.

La cisterna della Villa di Assio (Rieti)

Nel 2007, grazie ai colleghi della ASSO e alla disponibilità dei  proprietari del fondo, ci è stato possibile effettuare una visita al complesso, allo scopo di effettuare uno studio comparativo dell’annessa cisterna ipogea nell’ambito del progetto “Carta degli antichi acquedotti”, censimento delle antiche opere idrauliche ipogee.

La località si trova alle falde del Monte Castagneto, nei pressi dei casali “Mazzitelli” al Ponte Sant’Angelo sul Fiumarone, sotto il tracciato della statale 79 Ternana. La villa doveva trovarsi sulle sponde del Lago Velino, sul pendio denominato “Promontoro”, incastonata in un contesto paesaggistico di grande suggestione. Ciò che ne rimane è un tratto murario di circa cento metri, in opera poligonale, con sette imponenti nicchioni che sono la probabile struttura residuale di un criptoportico.

Dopo la discesa con tecniche speleologiche nel pozzo di attingimento… l’amara sorpresa: un crollo nella muratura terminale di contenimento delle acque consente oggi l’accesso alla cisterna anche dal retro e con grande facilità. Chissà se i leggendari serpenti saranno ancora in grado di proteggere il poco che ancora resta di questo gioiello dell’archeologia?

La cisterna, molto graziosa, ha dimensioni contenute (circa 6 x 9 metri), è sostenuta da otto pilastri ed è rivestita internamente da intonaco impermeabile.

Sul lato a monte alcune aperture erano funzionali a catturare le acque della vicina sorgente, a si notano invece delle canalizzazioni verso una struttura adiacente – in gran parte oggi diruta – ma ancora identificabile come vascone o fontanile. Sulla volta, un pozzo di presa di fattura recente, equipaggiato con una pompa elettrica, testimonia la continuità d’uso del serbatoio che attraversando i secoli si è mantenuta sino ad oggi.

Un survey nel terreno circostante ha portato alla individuazione di una serie di ipogei artificiali molto antichi, che con buona probabilità erano posti in comunicazione con alcune strutture delle villa e che devono aver dato origine al toponimo “Grotte di San Nicola”.

Il rilevo topografico della cisterna è stato effettuato da Tullio Dobosz, Carlo Germani e Sandro Galeazzi.

Fonti bibliografiche: Spadoni Cerroni Maria Carla,  1978/1979, La Villa di Quinto Assio nel Reatino, Istituto di Storia Antica Dipartimento Lettere e Filosofia Università degli Studi di Perugia. Volume XVI, nuova serie volume II, pagg. 169-175.

Dal web: Sito della Provincia di Rieti (www.provinciarieti.it); Portale Istituzionale del Municipio di Colli sul Velino (www.collisulvelino.org); Le Villae del Senatore Quinto Assio nel territorio reatino (www.outdoorrieti.it/public/moduli/33.pdf.pdf); Tour del Lacus Velinus (www.labro.gov.it)

Carla Galeazzi e Carlo Germani ©Centro Ricerche Sotterranee Egeria

 

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