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Giunone, il tempio e il culto del serpente. Juno, the temple and the cult of the snake.

23 Gen

Nel bosco havvi una caverna grande, e profonda, ed è la tana di un dragone. Le vergini sacre ne’ giorni stabiliti entrano nel bosco portando nelle mani una focaccia, ed avendo gli occhi involti da striscie di cuojo. (Eliano, Storia degli animali, l. 10, c. 16).

There is in the wood a large and deep cave, and it is the den of a dragon. In the scheduled days, the consecrated virgins enter the wood carrying a cake in their hands, and with the eyes wrapped with leather  strips. (Aelian, Animal history, I. 10, ch. 16).

Lanuvio: il Santuario di Giunone Sospita. (English version at the end of text).

Cicerone riferisce che Lanuvio era ricco di edifici religiosi e che tra questi il principale e più celebre era senza dubbio il tempio di Giunone Sospita. Documenti e fonti archeologiche attestano, a loro volta, che Lanuvio fosse il più famoso centro del Lazio per il culto a Giunone.

Giunone, o Iun, Iuno (donna giovane) era un’antichissima divinità italica legata al ciclo lunare adorata da etruschi, sabini ed umbri. Protettrice della vita delle donne in tutti i suoi aspetti: la purezza delle fanciulle, i matrimoni, la fedeltà delle spose e il parto. Gli italici le attribuirono numerose qualità, da cui derivarono altrettanti appellativi: Iunio Moneta (colei che ammonisce), Iunio Veridica (che dice il vero), Iunio Sospita (la salvatrice) e molti altri.

Il Santuario dedicato a Iunio Sospita faceva parte dell’acropoli di Lanuvio, antica città di origine etrusca, ed era formato da varie strutture monumentali. Le ricostruzioni archeologiche ipotizzano che  il portico del tempio fosse a due piani, con volte rivestite di preziosi mosaici. In fondo al portico un piccolo passaggio dava accesso ai cunicoli sotterranei che conducevano alla grotta dov’era custodito il serpente divino. Si narra infatti che nei sotterranei del Santuario dimorasse un serpente sacro alla Dea e che ogni anno vi si svolgesse un rito propiziatorio per ottenere un buon raccolto.

Tra i culti arcaici del Lazio quello dedicato alla dea Giunone Sospita a Lanuvio rivestiva una particolare importanza, come attestano i ritrovamenti archeologici del tempio, realizzato con grandissima cura. Del resto Lanuvio ebbe per lungo tempo un ruolo importante nell’area della cultura latina, prendendo anche parte al sodalizio della Lega Latina. Nel 338 a.C. il culto di Iuno Sospes fu introdotto ufficialmente a Roma, più o meno contestualmente alla concessione della cittadinanza romana agli abitanti di Lanuvio. Anche dopo la romanizzazione di Lanuvio il tempio rimase meta di pellegrinaggio.

Dal punto di vista iconografico, come attestano le monete dell’epoca,  la Giunone Sospita di Lanuvio aveva caratteristiche del tutto peculiari che la allontanavano dal modello romano che la ritraeva florida e serena (da cui l’appellativo “giunonica”). Aveva invece un aspetto  combattivo e veniva rappresentata con elmo e scudo, nell’atto di tirare la lancia, con un serpente vicino ai piedi.  Anche il culto aveva caratteristiche del tutto peculiari e significative, incentrandosi sull’offerta di cibo ad un serpente che viveva in una grotta non lontana dal tempio. Il rito era talmente complesso che fu istituito, stando alle fonti, un apposito collegio sacerdotale.

Esistono due descrizioni del culto, fondamentalmente simili fra loro.

Properzio (IV, 8, 3-14) narra che annualmente delle vergini offrivano focacce ad un serpente che si trovava in fondo all’antro. Le fanciulle percorrevano il tragitto in discesa verso la grotta, in solitudine, recando le offerte alimentari dentro a canestri. Se il serpente accettava il dono si prospettavano raccolti fruttuosi, in caso diverso la fanciulla veniva sacrificata per scongiurare il rischio di carestie.

Eliano (Storia degli animali, l. 10, c. 16) precisa che l’ampia e profonda grotta dove viveva il drago si trovava in un bosco. Nei giorni stabiliti le fanciulle consacrate entravano nel bosco con gli occhi bendati, recando in mano una focaccia. Guidate da un’ispirazione arrivavano al drago senza vederlo, offrendogli il cibo. Il drago accettava solo quello  offerto dalle vergini, e lo rifiutava in caso diverso. La mancata purezza della ragazza veniva resa nota e punita secondo le pene stabilite dalla legge. La focaccia rifiutata dal drago veniva trasportata fuori dal bosco dalle formiche, purificando così il luogo.

Le indagini speleologiche.

Nel 2007, grazie alla collaborazione con Luca Attenni, direttore del Museo Civico di Lanuvio, la nostra associazione ha esplorato e documentato l’Antro del Serpente (pubblicato su i Tascabili di Forma Urbis – Itinerari nascosti di Roma Antica, “Il Santuario di Giunone Sospita a Lanuvio”, N. 2 Febbraio 2009).

 

Descrizione dell’ipogeo.

All’estremità nord del portico del secondo terrazzamento una porta di piccole dimensioni, come indicato dalle antiche fonti, da effettivamente accesso al primo ambiente ipogeo, semicircolare ed oggi in rovina. I cunicoli sono databili alla metà del primo secolo a.C.

Al primo ambiente segue un’ampia galleria orientata SW-NE, lunga circa 35 metri e caratterizzata dalla presenza di 9 ambienti laterali che si aprono tutti sul lato SE, con lunghezza variabile da 3 a 12 metri. In fondo alla galleria si interseca uno strettissimo condotto idraulico, probabilmente preesistente, percorribile per circa 40 metri che, insieme ad altri intersecati nel medesimo punto ma in gran parte interrati, potevano essere utilizzati come  conserva d’acqua grazie ad uno sbarramento in muratura. L’acqua era poi condotta, attraverso una canalina  scavata sul lato NW della galleria principale, fino agli ambienti iniziali dove si trovavano un piccolo ninfeo, o una fontana. I primi tre dei nove ambienti laterali hanno una struttura articolata collegabile con buona probabilità alla grande cisterna con ninfeo che si trovava sul lato nord del Tempio, oggi quasi del tutto scomparsa.

Figura 1: primo tratto della galleria dell’Antro del Serpente. La canalina  sulla sinistra, adibita al trasporto dell’acqua dal fondo dell’ipogeo verso l’ingresso, è stata riempita di inerti in epoca recente, come peraltro altri ambienti dell’ipogeo (foto C. Germani).

Fig. 1. First part of the gallery in the Cave of the Snake. The duct on the left, used for carrying water from the back of the hypogeum toward the entrance, has been filled up with various materials in recent times,  together with other parts of the hypogeum. (photo C. Germani).

Il primo ambiente termina con un breve cunicolo in risalita, che raggiunge la base di un pozzo situato a ridosso del lato settentrionale della cisterna.

Il secondo costituisce la parte iniziale di una galleria scavata a fronti contrapposti, che si dirige verso la cisterna. Il tratto che precede la frana terminale risulta infatti scavato verso la galleria principale e l’andamento sinuoso del cunicolo denuncia un errore di circa un metro nella congiunzione.

Figura 2: il primo ambiente laterale. Sul fondo, oltre a rottami ed inerti depositati di recente, dei cunicoli legati forse ad una vicina cisterna (foto C. Germani).

Fig. 2. The first side room. On the background, beside debris and materials recently deposited, a few tunnels perhaps related with a reservoir nearby. (photo C. Germani).

Il terzo, più ampio dei precedenti, termina con un gradino semicircolare dietro al quale si notano cunicoli idraulici di dimensioni assai modeste, oggi interrati e con funzione sconosciuta.

Tutti gli ambienti sono caratterizzati, a livello del piano di calpestio (o immediatamente al di sotto) da cunicoli idraulici molto angusti e interrati, che probabilmente svolgevano una funzione di drenaggio. Le altre sei gallerie laterali non presentano caratteristiche particolari e potrebbero essere stati utilizzati come semplici depositi, o ricoveri. Il cunicolo perpendicolare sul fondo dell’Antro risulta scavato a partire dalla base di un pozzo situato all’incrocio con la galleria principale e termina in frana su entrambi i lati. La funzione originaria è oggi indefinibile ma va notato che attraversa quasi interamente il colle sovrastante.

Figura 3: il tratto finale della galleria dell’Antro del Serpente. Sulla sinistra in alto è visibile la canaletta adibita al trasporto dell’acqua dal fondo dell’ipogeo verso l’ingresso (foto C. Germani).

Fig. 3. The final part of the gallery in the Cave of the Snake. Up on the left one sees the duct used for carrying water from the back of the hypogeum toward the entrance. (photo C. Germani). 

Conclusioni.

Gli ambienti ipogei riconducono l’Antro del Serpente ad una struttura idraulica realizzata in fasi diverse e probabilmente con funzioni diverse.

Il rilievo, sovrapposto alla carta archeologica (G. Bendinelli, 1921, tavola fuori testo, in Lanuvium di Pino Chiarucci, Paleani Editrice) indica che i primi ambienti dovevano trovarsi in correlazione con l’antica cisterna situata alle spalle del ninfeo, dalla quale traevano l’acqua per scopi ad oggi non più identificabili a causa dello stato della struttura.

Lo studio non ha fornito alcuna conferma che si tratti proprio dell’antro rituale, anche se la vicinanza al tempio e la presenza di macchia boschiva all’esterno rende l’ipotesi altamente suggestiva e non del tutto priva di fondamento. Non sono state rinvenute, come intuibile, tracce di serpenti ma la presenza di tante canalizzazioni all’interno – e quella di un antico mercato nella zona sovrastante – potrebbero far ipotizzare l’esistenza di vasche per la conservazione del pesce in acqua corrente, al fresco dell’ipogeo, durante gli scambi commerciali.

Figura 4: la galleria dell’Antro del Serpente, nel punto in cui cambia sezione. I vari ambienti dell’ipogeo sono stati utilizzati in epoca recente come discarica di inerti. Sulla sinistra è visibile la canaletta adibita al trasporto dell’acqua dal fondo dell’ipogeo verso l’ingresso (foto C. Germani).

Fig. 4. The gallery of the Cave of the Snake where it changes section. The various rooms of the hypogeum have been recently used to dump debris. On the left, the duct used for carrying water from the back of the hypogeum toward the entrance. (photo C. Germani).

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Lanuvium: the Sanctuary of Juno Sospita

Cicero reports that Lanuvium was full of religious buildings and that the most important and most celebrated among them was certainly the  temple of Juno Sospita. In turn, documents and archeological sources indicate that Lanuvium was the most famed center in Latium with regard  to the cult of Juno.

Juno, or Iun, Iuno (young woman) was a very ancient Italic goddess related to the lunar cycle, worshipped by Etruscans, Sabines and Umbri. She took care of women life in every respect: maiden chastity, marriages, brides faithfulness and childbirth. Italic populations attributed her various qualities, from which as many appellatives originated: Iuno Moneta (the one who admonishes), Iuno Veridica (the one who says the truth), Iuno Sospita (the rescuer), and many others.

The Sanctuary dedicated to Juno Sospita was part of the acropolis of Lanuvium, an ancient town of Etruscan origin; it consisted of various monumental structures. Archeologic reconstructions suggest  that the temple portico was composed of two floors, with vaults coated of precious mosaics. At the portico end a small passage gave access to the underground tunnels that led to the cave where the divine snake was guarded. In fact, it was told that a snake sacred to the Goddess resided in the Sanctuary cellars where, every year, a  propitiatory rite took place, in order to have a good harvest.

Among the archaic cults of Latium, the one dedicated to Juno Sospita at Lanuvium held a special importance, as testified by the archeologic findings of the temple built with extreme care. On the other hand, Lanuvium had for a long time an important role in the area of Latin cultur, taking part also in the Latin League. In 338 b.P.E. the cult of Juno Sospita was officially introduced in Rome, more or less at the same time in which the Roman citizenship was awarded to Lanuvium inhabitants. Also after the Romanization of Lanuvium, the temple remained a destination for pilgrims.

From an iconographic point of view, as shown by contemporary coins, Juno Sospita of Lanuvium had quite peculiar characteristics, far from the florid and serene Roman model (which gave origin to the appellative  “Junoesque”). Instead, she had a pugnacious appearance and was represented with helm and shield, in the act of throwing a spear,  with a snake at her feet. Also her cult had quite peculiar and meaningful characteristics, being centered on the offer of food to a snake living in a cave not far from the temple. The rite was so complex that, according to the sources, a special college of priests was established.

We have two descriptions of the cult ceremonies, basically similar to one another.

Propertius (IV,8,3-14) tells that every year some virgins offered cakes to a snake, that lived at the bottom of the cave. The girls went down the way to the cave in solitude, carrying the food offers inside baskets. If the snake accepted the present one could expect a good harvest, otherwise the girl was sacrificed to avert the risk of famines.

Aelian (Animal history, I. 10,ch.16) specifies that the large and deep cave where the dragon lived was located in a wood. In the established days the sacred maidens entered the wood blindfold, carrying a cake in their hands. Guided by inspiration they arrived at the dragon without seeing it, and offered the food. The dragon accepted only that offered by a virgin, and refused otherwise.

The lack of purity of the girl was made known and was punished according to the law. The cake refused by the dragon was carried out of the wood by the ants, and in this way the place was purified.

Speleologic  investigations.

In 2007, thanks to the cooperation with Luca Attenni, director of the Civic Museum of Lanuvio, our association has explored and documented the Cave of the Snake (published in “Tascabili di Forma Urbis – Hidden routes in Ancient Rome, “The Sanctuary of Iuno Sospita at Lanuvium”, N.2, February 2009).

Description of the hypogeum

At the northern end of the portico of the second terracing, a small door, as reported by ancient sources, gives access to the first underground room; it is semicircular and in ruins. The tunnels are dated to about  half of the first century b.C. After the first room we find a large gallery oriented SW-NE, about 35 m long and characterized by the presence of 9 side rooms, all opening on the SE side and of length varying from 3 to 12 m. At the end, the gallery crosses a very narrow hydraulic duct, likely pre-existing, that can be explored for about 40 m. Other ducts (largely filled with earth) are crossed at the same point: they may have been used as water reservoir,  thanks to a masonry barrage. Water was then carried, through a duct dug into the NW side of the main gallery, till the rooms at the beginning where a small nymphaeum, or a fountain, are located. The first three of the nine side rooms have a complex structure, likely related to the large reservoir with nymphaeum located at the northern side of the Temple, which has at present almost completely disappeared.

The first room ends with a short rising tunnel, which reaches the basis of a shaft on the northern side of the reservoir. The second one forms the beginning of a tunnel, dug from two opposite sides, which heads for the reservoir. In fact, the stretch before the final landslide appears dug toward the main gallery, and the winding  course of the tunnel shows an error of about one meter at the junction. The third one, larger than the others, ends with a semicircular step behind which other, rather small hydraulic tunnels are visible; they are full of earth and of unknown use.

In all the rooms, at floor level or immediately under it, one finds hydraulic tunnels of very small size and full of earth; very likely, they were part of a draining system. The other six side galleries do not show special characteristics; they may have been used as stores  or shelters. The tunnel perpendicular at the end of the Cave appears dug  from the base of a shaft located at the crossing with the main gallery; it terminates with lanslides on both sides. Its original purpose is no more recognizable, however, let us notice that it crosses almost entirely the overlying hill.

Conclusions. The hypogean rooms suggest that the Cave of the Snake is a hydraulic structure, implemented at various epochs and, likely, with different purposes. The plan, overlaid on the archeologic map (G. Bendinelli, 1921, plate out of the text , in “Lanuvium” by Pino Chiarucci, Ed. Paleani), suggests that the first rooms were in relationship with the ancient reservoir at the back of the nymphaeum, from which theydrew water for purposes that can no more be recognized owing to the structure conditions. The investigation has given no corroboration to the notion that we are dealing with the sacred cave, even if the proximity to the Temple and the presence of a scrub woodland on the outside makes the hypothesis highly suggestive and not fully unfounded.   As well understandable, no hint of snakes has been found. Instead, the presence of so many water ducts on the inside and of an ancient market on the overlying area, could suggest the existence of pools to keep fishes in running water, in the cool hypogeum, during  trade.

Carlo Germani e Carla Galeazzi, traduzione testo Vittoria Caloi ©Egeria Centro Ricerche Sotterranee

 

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2 risposte a “Giunone, il tempio e il culto del serpente. Juno, the temple and the cult of the snake.

  1. Kenton

    20 febbraio 2013 at 18:34

    Having read this I thought it was really enlightening.
    I appreciate you finding the time and effort to put this informative article together.
    I once again find myself spending a significant amount of time both reading and commenting.
    But so what, it was still worthwhile!

     

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