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Nell’Abbazia di San Nilo (Grottaferrata, Roma) gli speleologi scompigliano l’ascesi monastica.

28 Ago

Nell’anno 1004 un gruppo di monaci basiliani discepoli del venerando Nilo da Rossano raggiunse la Valle Molara, sui colli Tuscolani. Nelle vicinanze sorgevano i ruderi di una villa romana, fra i quali un basso edificio in opus quadratum, cella sepolcrale di epoca repubblicana adibita a partire dal V secolo ad oratorio cristiano. Il piccolo ambiente conservava ancora alle finestre le inferriate di epoca romana (la Cripta Ferrata) ed in questo luogo decisero di edificare il monastero che darà il nome al centro urbano di Grottaferrata, che nei secoli successivi si svilupperà a ridosso dell’Abbazia.

Pur nel costante impegno di fondazione e divulgazione i monaci non rinunciarono a lunghi periodi di vita solitaria e contemplativa. In particolare Nilo, che visse la maggior parte della sua vita in solitudine seguendo la regola basiliana, che conferì anche a tutti i suoi monasteri, modificata secondo la rigida tendenza all’ascesi che gli era propria.

Monaci greci ed orientali erano presenti già da  tempo nell’Italia centro-meridionale e nella stessa Roma e la loro religiosità, nei secoli IX-XI/XII, si espresse in forme eremitiche, cenobitiche e miste, con una alternanza che caratterizzò la vita di molti monaci e di molti Santi italo-greci.

San Nilo morì la sera del 26 settembre 1004. Fu compito di San Bartolomeo, nei venti anni che seguirono, portare a compimento i lavori di edificazione della Chiesa e del Monastero.

La campagna di studio e di rilevamento topografico ha interessato tutto il complesso di ipogei sottostanti l’Abbazia, oggi in parte visitabili contattando associazioni locali. Le indagini sono state condotte in collaborazione con la Asso www.assonet.org e con la dott.sa Nicoletta Retico, e sono state finalizzate alla ricerca della sepoltura dei Santi fondatori.

Le ricerche, pur avendo restituito la topografia completa e dettagliata dei luoghi sotterranei e delle varie fasi costruttive, prima inesistenti, non sono riuscite a dare una risposta al quesito principale, in quanto le sepolture monastiche risultano in larga parte collettive e di grande semplicità con la sola eccezione di quelle più recenti, nominative, situate nell’ossario della Cripta Ferrata.

È stata un’esperienza particolare e suggestiva. I monaci hanno sopportato con pazienza, gentilezza e simpatia le nostre colorate e chiassose incursioni, noi abbiamo dovuto cadenzare le esplorazioni secondo il rito delle preghiere che si succedono con frequenza nel corso della giornata.

A volte ci siamo rubati vicendevolmente la “scena”, sotto lo sguardo attonito dei fedeli che all’ora di pranzo, dopo la recita dell’ultima  preghiera della mattina, vedevano uscire i monaci vestiti di nero ed entrare un’onda colorata e vociante di speleologi. Che puntualmente, prima delle quattro, riportava fuori tutte le attrezzature e ripuliva la chiesa dal fango dei sotterranei che si attaccava agli stivali, per lasciare la chiesa al silenzio e al raccoglimento della prima preghiera pomeridiana.

Abbiamo tardato una sola volta, trattenuti sotto terra dalla curiosità per il ritrovamento di un cunicolo idraulico. Quando ce ne siamo resi conto abbiamo risalito velocemente la scaletta. Per accorciare i tempi gli ultimi due si sono tolti tuta e stivali mentre aspettavano il “libera” alla risalita. Sono arrivati su col fiato in gola… ma comunque troppo tardi. I monaci stavano rientrando per prendere posto nel coro e sono rimasti ammutoliti nel vedere due individui in sottotuta e calzettoni che uscivano a testa bassa da una botola davanti all’altare, si facevano rispettosamente il segno della croce e saltellavano verso l’uscita.

Nelle ore trascorse sotto terra ci hanno costantemente accompagnato i tecnici di Studioblu Production, che hanno raccontato la storia nel film “Il mistero di San Nilo”. E’ possibile scaricare i contributi pubblicati cliccando sui due link qui sotto.

Leggi l’articolo pubblicato su Opera Ipogea

Articolo pubblicato sulla rivista della Federazione Speleologica del Lazio

 

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