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Archivio per la categoria ‘Opere idrauliche’

Sabato 11 Maggio 2013 si è svolto presso la Sala Polivalente del Comune di Casperia (Rieti), il Secondo Incontro di Studi speleo-archeologici “La Sabina Sotterranea”, organizzato dal Gruppo Speleo-Archeologico Vespertilio in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Casperia.  Hanno preso parte al convegno: 

Il Dott. Alessandro Betori in rappresentanza della Soprintendenza per i Beni archeologici del Lazio.

Cristiano Ranieri (Presidente del Gruppo Speleo-Archeologico Vespertilio): “I culti di epoca romana nelle grotte sabine: Grotta Grande a Monteleone Sabino (o grotta di Muro Pizzo)”.

C. Germani, V. Caloi, T. Dobosz, C. Galeazzi (CRS Egeria – Hypogea Federazione Gruppi Spel. del Lazio per le CA): “Ricerche speleologiche lungo l’acquedotto di Catino – Poggio Catino” .
Gabriele D’uffizi (Gruppo speleo-archeologico Vespertilio): “L’antico acquedotto della Fonte del Pozzo a Casperia”.
Riccardo Bertoldi (Gruppo speleo-archeologico Vespertilio): “Biodiversità in ambiente artificiale: ipogei sabini”.
Cesare Silvi (Organizzazione di volontariato Valledelsalto.it): “Riscoperta di monumenti sotterranei e antichi paesaggi lungo il tratto del sentiero europeo E1 che attraversa la Valle del Salto”.
 

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Il 13 aprile si è svolta la giornata di studio “Ponte Terra: un’opera di ingegneria arcaica nell’Agro Romano” organizzata dall’Associazione Amici di San Vittorino in collaborazione con il Centro Ricerche Sotterranee “Egeria”, Italia Nostra Roma e Legambiente Tivoli.

Sono intervenuti: Fabrizio Rossi (Associazione Amici di San Vittorino) “Scopriamo il territorio: un ciclo di eventi per la conoscenza di San Vittorino e dell’Agro Romano Antico”, Carlo Germani (Centro Ricerche Sotterranee “Egeria”) “Le indagini speleo-archeologiche condotte a Ponte Terra”, Vanna Mannucci (Italia Nostra Roma) “San Vittorino e l’Agro Romano Antico: l’angolo della Capitale che è rimasto, semplicemente, campagna”, Gianni Innocenti (Legambiente Tivoli) “Iniziative per la protezione, la tutela e lo sviluppo sostenibile del territorio”.

A completamento delle relazioni è stata effettuata una escursione nella Forra di Ponte Terra.

Il Fosso di Ponte Terra, lungo una decina di chilometri e percorso da un flusso d’acqua perenne alimentato da sorgenti che si trovano sul versante sud dei monti Tiburtini e su quello occidentale dei Prenestini, scorre in una forra (tipici valloni dell’Agro Romano Antico) profonda una cinquantina di metri. Situato poco a Nord dell’abitato di San Vittorino, è interessato da un vasto complesso di opere cunicolari arcaiche, intercettate e distrutte da altre opere antiche tra le quali lo sbarramento artificiale per l’attraversamento della valle. Il complesso delle opere idrauliche risale a varie epoche e a diversi scopi: grandi gallerie per il passaggio dell’acqua, acquedotti, cunicoli di drenaggio a protezione del Ponte. Scendere nel profondo della forra ed avvicinarsi a Ponte Terra significa “immergersi” nel passato attraverso opere ingegneristiche che ancora oggi rappresentano una “palestra culturale” per molti studiosi di idraulica del mondo antico.

Le indagini speleo – archeologiche condotte dal CRS ”Egeria”

I cunicoli di Ponte Terra inaugurarono la proficua stagione della speleologia in cavità artificiali nel Lazio, essendo i primi ad entrare nel Catasto relativo (CA 1 LaRM). Nel 1990 G. Cappa, V. Castellani, W. Dragoni ed A. Felici presentarono al XVI Congresso Nazionale di Speleologia una prima analisi delle strutture di Ponte Terra ed il rilevo delle due grandi gallerie e dei vari cunicoli da esse intersecati. Nello stesso anno l’analisi viene ripresentata in forma ridotta sulla rivista della “Speleologia” e l’anno seguente sulla rivista dello Speleo Club Roma.

Nel 1999, infine, V. Castellani pubblica in “Civiltà dell’acqua” un ultimo vasto studio dei sistemi cunicolari di Ponte Terra soffermandosi non solo sulle grandi gallerie, ormai ampiamente documentate, ma anche sui numerosi e poco indagati cunicoli presenti a monte e a valle della struttura più nota. Gran parte degli studi effettuati dal Centro Ricerche Sotterranee “Egeria” (CRSE) partono proprio da questa pubblicazione e ad essa fanno riferimento.

La mancata esplorazione dei tanti cunicoli visibili sulle pareti della forra di Ponte Terra era, infatti,  fonte di particolare cruccio nell’amico Vittorio Castellani che nel 2003 ci convinse ad intraprendere la sistematica esplorazioni di tutte le strutture visibili.

I primi risultati, come spesso accade in questi casi, hanno subito stravolto molte ipotesi avanzate in precedenza. La prematura scomparsa di Vittorio ha poi bloccato a lungo le ricerche del CRSE, che sono riprese in modo sistematico solo nel 2007. Tutte le strutture presenti nella zona tra le grandi gallerie e per circa un chilometro a monte e a valle sono state raggiunte con tecniche di progressione speleologica, rilevate topograficamente e le planimetrie restituite in CAD.

Il risultato dei nostri studi, ad oggi i più completi mai condotti negli ipogei della zona, è stato presentato all’Accademia dei Lincei nell’ambito di uno dei convegni annuali dedicati alle ”Giornate dell’Acqua” e al VI Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali (Napoli, 2008) SCARICA QUI IL PDF

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A volte mi domando quali vie avrebbe preso la mole degli studi compiuti nei sotterranei di mezzo mondo se non fosse esistita la rivista Opera Ipogea. Nata nel 1995, per volontà della Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana, esce con un primo numero monografico intitolato “Le città sotterranee della Cappadocia” e dal 1999 diventa un periodico acquistabile in abbonamento (www.operaipogea.it)

In 14 anni, dal gennaio 1999 al dicembre 2012, ha pubblicato 228 articoli di 250 diversi autori italiani e stranieri, suddivisi in 20 miscellanee, 6 monografie, 2 atti di convegni nazionali, un numero speciale che sintetizza la storia, gli obiettivi e i progetti della Commissione e un supplemento dedicato all’antico acquedotto delle Cannucceta (Praeneste).

Speleologia urbana, speleologia in cavità artificiali, archeologia del sottosuolo, speleologia per l’archeologia, studio delle opere antropiche ipogee di interesse storico. Modi diversi per descrivere quello che in realtà è stato un unico, lunghissimo, percorso sotterraneo che partendo dal sottosuolo del nostro Paese ha raggiunto la Turchia, la Tunisia, la Giordania, la Libia, Israele, Malta e la Cina.

Opera Ipogea pubblica i risultati delle più importanti campagne di studio condotte nelle cavità artificiali italiane ed estere, atti di convegni nazionali, tavole rotonde, workshop internazionali e censimenti tematici delle strutture ipogee artificiali, configurandosi oggi come il più importante periodico del settore al mondo e annoverando nel comitato scientifico i maggiori esperti internazionali. Anche per questo da qualche anno è stata aggiunta al titolo originale l’estensione Journal of Speleology in Artificial Cavities (vai al sito di Opera Ipogea).

Su Opera Ipogea hanno pubblicato il Prof. Amos Kloner (archeologo e professore emerito presso il Department of the Land of Israel Studies della Bar Ilan University di Ramat Gan, Israele, dove insegna archeologia ellenistica, romana e bizantina), il Prof. Vittorio Castellani († 2006, membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei e professore ordinario di astrofisica all’Università di Pisa), Fabrizio Ardito (giornalista e fotografo, autore di numerosi articoli, reportage, speciali tv e volumi dedicati al turismo, all’escursionismo, alla speleologia e ai monumenti sotterranei delle città d’Italia), il Prof. Carlo Ebanista (professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione dell’Università del Molise, membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e Ispettore per le Catacombe della Campania), il Generale Guido Amoretti († 2008, appassionato archeologo e studioso di storia patria, ideatore del Museo Pietro Micca di Torino), Giorgio Filippi (archeologo, conservatore della raccolta epigrafica dei Musei Vaticani, ha condotto le ricerche documentali e guidato gli scavi nella Basilica romana di San Paolo fuori le mura), il Prof. Paolo Forti (membro della National Speleological Society, della Società Speleologica Italiana, dal 1997 Presidente Onorario dell’ Unione Internazionale di Speleologia), il Prof. Giovanni Badino (fisico, docente presso l’Università di Torino, dal 1970 svolge attività speleologica esplorativa e scientifica in Italia e al’estero partecipando a numerose spedizioni extraeuropee, soprattutto con l’associazione La Venta di cui è presidente, fra i maggiori esperti al mondo di speleologia glaciale), Carlos Solito (scrittore e fotografo, autore di reportage e servizi foto-giornalistici in tutto il mondo predilige le tematiche antropiche, paesaggistiche e di life style). E molti altri.

L’importanza della rivista, o speleological magazine come viene altrimenti definita grazie all’interesse che va acquisendo anche in campo internazionale, è indubbiamente legata alla capacità di mettere a disposizione di studiosi e ricercatori un archivio documentale di straordinaria importanza: informazioni sui sotterranei realizzati dall’uomo nel corso dei millenni che, in assenza di un canale dedicato come questo, non risulterebbero reperibili. O per lo meno lo sarebbero in modo estremamente frammentario e disorganico.

Si tratta di contributi speleologici e multidisciplinari, tecnici e scientifici. Frutto delle indagini sul territorio (esplorazioni condotte con tecniche di progressione speleologica), cartografiche, bibliografiche e di archivio, a seguito delle quali sono stati acquisiti i dati topografici di ogni ipogeo, specificandone la correlazione con il soprasuolo, effettuando l’analisi degli aspetti strutturali, storico-archeologici, architettonici, climatici, geologici, biologici. Spesso corredati da indicazioni preliminari sull’adozione di opportune misure conservative e di valorizzazione.

Uno straordinario data-base descrittivo, documentale e fotografico dal quale emergono le storie di centinaia di luoghi: non solo quelli più noti al vasto pubblico, come la Roma sotterranea, gli acquedotti di Bologna, le magie e i misteri della Torino underground, la Kleine Berlin di Trieste e gli acquedotti dell’antica Cagliari – Carales, ma anche (direi soprattutto) quelli di tanti comuni più piccoli che potrebbero certamente individuare, nelle pieghe degli studi pubblicati, nuove e fondamentali opportunità di promozione storica e turistica del proprio territorio. Perché attraverso le pagine di questa rivista è stata svelata la sapienza del mondo antico e la cultura degli antichi saperi. Storia, cultura, civiltà, ambiente sottotitolavamo, non a caso, fino a qualche tempo fa.

Non esiste problema per il quale l’uomo non abbia cercato, nel corso dei millenni, delle soluzioni. Trovandole molto spesso nell’uso del sottosuolo, che ha infatti variamente scavato e antropizzato.

La rivista, come la storia che racconta, ha avuto diverse fasi. Quella iniziale, che definirei “sperimentale”, nella quale si è dovuto immaginare e poi comporre un prodotto assolutamente nuovo e di difficilissima collocazione nel panorama editoriale. Ciò è stato possibile grazie alla sinergia con la Casa Editrice Erga di Genova, con la quale Opera Ipogea è stata stampata dal 1999 al 2004.

Dal 2005 la rivista si è affrancata dalla copertura editoriale esterna diventando prodotto esclusivo della Società Speleologica Italiana, già proprietaria della testata, e cambiando formato. Nel 2007 il cambio di coordinamento della redazione e l’ampliamento nella composizione del comitato scientifico a personalità del mondo accademico nazionale ed internazionale hanno regalano alla rivista un ulteriore salto di qualità tanto che, pur non avendo ottenuto ancora l’Impact Factor, si caratterizza per la coerenza e l’assoluta attendibilità degli studi pubblicati.

Nel 2013 la testata apre anche una vetrina sul web (www.operaipogea.it), per mettere a disposizione degli interessati gli articoli dei numeri esauriti (scaricabili gratuitamente), alcuni contenuti aggiuntivi e favorendo nel contempo l’acquisto in abbonamento.

Il target del periodico è molto vario: al pubblico speleologico si sono uniti, nel corso degli anni, lettori curiosi, attenti agli aspetti meno visibili, ma non per questo meno suggestivi, del patrimonio storico – archeologico ipogeo. Archeologi, in particolare medievisti, architetti, enti locali, soprintendenze. Oggi la rivista è non solo un preciso punto di riferimento editoriale ma anche un ponte imprescindibile fra l’archeologia e la “non solo speleologia”.

Ricordo che Vittorio Castellani, con il quale ho condiviso il piacere e il privilegio di contribuire (insieme ad altri colleghi) alla nascita di questa rivista, riteneva che Opera Ipogea sarebbe diventata, con l’andar del tempo, il “catasto illustrato” delle cavità artificiali. Aveva ragione.

Opera Ipogea  Journal of Speleology in Artificial Cavities – Memorie della Commissione Nazionale Cavità Artificiali – Rivista semestrale della Società Speleologica Italiana - Iscrizione al Tribunale di Bologna n. 7702 dell’11/10/2006 ISSN 1970-9692. Acquistabile solo in abbonamento.

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Ancora al Tuscolo. Da un anno cerchiamo di ricostruire l’idraulica antica della zona, di grande interesse storico archeologico per essere stata insediamento pre-romano, romano e medievale. Altri ricercatori se ne sono occupati prima di noi, restituendo però un quadro parziale delle conoscenze. In dicembre eravamo ormai certi di aver messo ogni tessera del mosaico al proprio posto e che l’acquedotto che avevamo ritrovato fosse proprio quello di Camaldoli che tutti andavamo cercando da anni. Poi i dubbi di Giulio Cappa (uno dei maggiori esperti delle cavità artificiali del Lazio) ci avevano impensierito…

Mai dare per sicuro nulla, fino a che non hai prove certe. E a noi la “prova” numero uno mancava. Per essere sicuri che si trattasse proprio dell’acquedotto che stavamo cercando avevamo due possibilità: entrare dal convento e calarci nel cunicolo idraulico oppure trovare l’altro capo del tubo in pvc arancione che scompariva al fondo di uno dei rami esplorati in precedenza.

La prima ipotesi era impercorribile perché il convento, di stretta clausura (maschile), ammonisce i visitatori con un cartello sul portone che dice “vietato chiedere permessi di ingresso, anche a scopo devozionale”. Figurati chiedendogli un permesso per l’esplorazione dell’acquedotto! La seconda era logica e fattibile, ma dopo aver battuto il piano di calpestio in lungo e largo ci eravamo convinti che un tratto del condotto fosse ormai collassato. E Giulio ci incalzava con i suoi dubbi.

Siamo tornati sul pianoro con il rilievo e le direzioni dei rami già esplorati e proiettato idealmente il percorso sulla superficie. Bingo! Trovato un nuovo ingresso molto ben nascosto, trovata l’altra parte del tubo in pvc (ma chi ce lo avrà messo e perché?) e ricostruito il percorso sotterraneo che naturalmente chiude sul muro di cinta del convento.

Ora possiamo dire che il Tuscolo non ha più misteri da svelare, almeno per noi. Ha invece ancora tanto da raccontare dal punto di vista della tecnica idraulica antica, vista la coesistenza di tante strutture realizzate a grande distanza temporale le une dalle altre, come se ad ogni macro periodo insediativo fossero corrisposte altrettante progettazioni. Sarà molto interessante compararle e farle confluire nel censimento tematico Carta Antichi Acquedotti coordinato dalla Commissione Nazionale cavità Artificiali della SSI. Dove saremo nei prossimi mesi? Al Tuscolo, naturalmente.

Carla Galeazzi ©Egeria Centro Ricerche Sotterranee

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Le captazioni Copyright EGERIA CRS

Due conferenze di questa settimana, una al Palazzo Chigi di Ariccia, relatori Franco Medici e Carlo Testana, l’altra a Genzano con la partecipazione della Dottoressa Giuseppina Ghini e Nicoletta Giannini, tornano a porre l’accento sullo stretto legame esistente fra i laghi Albani e la storia del territorio circostante, ma soprattutto sull’importanza di conoscere le emergenze ipogee  di origine antropica ed interesse storico: le cavità artificiali.

Franco Medici e Carlo Testana, in particolare, hanno fatto riferimento agli innumerevoli studi da noi condotti nei Colli Albani. In effetti potremmo affermare di aver percorso tutto il Lazio, in particolare i Castelli Romani, camminando sempre sotto terra.

Le captazioni Copyright EGERIA CRS

Dal 1999 al 2003 nel territorio compreso fra Ariccia, Genzano, Nemi e Albano, nel 2004 nei sotterranei dell’Abbazia di San Nilo e nelle strutture della Valle Marciana a Grottaferrata. Negli anni successivi a Palestrina, Castel San Pietro Romano, San Vittorino (Cunicoli di Ponte Terra), San Gregorio da Sassola e Colle San Pietro, Pavona, Corcolle, Lanuvio, Cisterna di Latina e di nuovo al Tuscolo, con la recente riscoperta di due acquedotti: quello ottocentesco di  Monteporzio e quello arcaico ristrutturato alla metà del 1600 dell’Eremo di Camaldoli.

I risultati dei nostri studi sono noti, essendo stati presentati a convegni e congressi con relativa pubblicazione in atti e su riviste specializzate. Trovate una sintesi degli ultimi sei anni nella pagina “convegni”.

Per rimanere sul tema “clou” della settimana abbiamo pensato di fare cosa gradita a chi desidera approfondire l’argomento, inserendo i link per scaricare due nostri contributi sulle antiche opere idrauliche dei Colli Albani.

Buona lettura.

Opere Idrauliche Nemi_CRS Egeria

Opere idrauliche Ariccia Albano_CRS Egeria

Le Captazioni Copyright EGERIA CRS

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